...io continuo ad usare YouTube
In rete si legge dell'ennesimo decreto di "sequestro" mediante inibizione disposto dalla Procura di Cagliari questa volta nei confronti di BTJunkie che, infatti, al momento risulta irraggiungibile.
L'accusa è sempre la stessa: concorso nella illecita diffusione e messa a disposizione del pubblico di opere coperte dal diritto d'autore.
In attesa di leggere il provvedimento, io continuo ad usare YouTube per
guardarmi i film pirata. Tanto YouTube non lo "sequestra" nessuno.
Due pesi e due misure.
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YouTube e il copyright: educare, obbedire, combattere
YouTube ha deciso di modificare la propria policy in materia di copyright per essere ragionevolmente certa che i propri utenti non carichino materiale di cui non detengono i diritti.
Se l'utente riceverà una "copyright notification" per uno dei video che ha caricato, dovrà frequentare la "
YouTube Copyright school", un tutorial online con tanto di questionario finale per verificare l'apprendimento di quanto appena ascoltato.
La soluzione estrema per i somari e i recidivi sarà la rimozione dell'account.
Qualche osservazione legata all'ordinamento italiano:
1. mettere a disposizione del pubblico su reti telematiche un'opera coperta dal diritto d'autore è nel nostro ordinamento reato penale - o meglio, reato e basta come mi è stato fatto notare nei commenti - (art. 171, comma 1, lett. a-bis) L.d.A.): quindi YouTube più che invitare il proprio utente ad andare a scuola di copyright dovrebbe, anche alla luce dell'articolo 17 D.lgs 70/2003, procedere alla denuncia all'autorità giudiziaria. E' una follia, lo so, ma questo imporrebbe la legge.
2. YouTube ha raggiunto una serie di accordi con SIAE e titolari dei diritti connessi per il materiale messo a disposizione del pubblico così da corrispondere i relativi diritti. Quel materiale è legittimamente online. Come utente, posso consultare da qualche parte una lista di ciò che posso (perchè qualcun altro sta pagando al mio posto) e di ciò che non posso caricare?
3. YouTube mi inviterà ad andare a scuola di copyright anche quando un titolare dei diritti chiederà del tutto abusivamente la rimozione di un video nel quale è utilizzato materiale protetto nell'ambito di c.d. utilizzazioni libere? Dunque, YouTube opererà o meno un controllo sulle segnalazioni e, in ultima istanza, sul materiale?
Sarebbe interessante avere qualche risposta da YouTube.
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E anche questa minaccia alla rete è archiviata
Direttamente dal sito dell'AGCOM:
"21) I regolamenti si applicano ai siti che diffondono contenuti generati dagli utenti (cd. UGC)? No. Le delibere dell’Autorità, in piena aderenza con i principi stabiliti dalla direttiva e dal decreto, ne hanno esplicitamente previsto l’esclusione dal campo di applicazione dei regolamenti, tranne nel caso in cui sussistano, congiuntamente, due condizioni in capo ai soggetti aggregatori: sia la responsabilità editoriale, in qualsiasi modo esercitata, sia uno sfruttamento economico. Mentre lo sfruttamento economico è facilmente individuabile, affinché si determini la responsabilità editoriale, sono invece richiesti due elementi concorrenti: l’esercizio di un controllo effettivo sia sulla selezione dei programmi, ivi inclusi i programmi-dati, sia sulla loro organizzazione in un palinsesto cronologico, nel caso delle radiodiffusioni televisive o radiofoniche, o in un catalogo nel caso dei servizi a richiesta. Pertanto, i siti che non selezionano ex ante i contenuti generati dagli utenti, ma effettuano una mera classificazione dei contenuti stessi, non rientrano nel campo di applicazione della norma."
Sarebbe ora necessario che gli stessi che hanno sparso
urbi et orbi informazioni di segno opposto sulla base di una discutibilissima attività ermeneutica provvedano a porre rimedio, visto che la vicenda
, grazie a Repubblica (come sempre ben informata) e
Wired era finita
ben oltre i confini italiani, inducendo a profetizzare che, in virtù delle nuove regole, YouTube avrebbe dovuto lasciare l'Italia.
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Scopri la differenza

A)

B)
Soluzione: A) Rai.Tv Movies B) YouTube Movies. Nessuna differenza. Tutti e due sono siti che legalmente mettono a disposizione film on demand.
Non chiedetemi perchè ma secondo alcuni dovrebbero essere sottoposti a regole differenti.
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Google e la globalizzazione del diritto
Google,
tramite il suo blog, fa sapere che sta per adottare dei cambiamenti nella policy dei propri servizi per
"far funzionare meglio il copyright online".
Se è vero che i servizi sono ormai globali, soprattutto quelli erogati in rete, non lo stesso può dirsi per la regolamentazione giuridica che resta frammaentata e, per molti aspetti, limitata ad ambiti nazionali.
Ed allora sorprende (o, meglio, diviene occasione per riflettere) che una parte delle ricette per "far funzionare meglio il copyright online" proposte da Google passi attraverso una migliore implementazione del Digital Millennium Copyright Act che è una legge statunitense e, dunque, trova applicazione limitatamente al territorio degli Stati Uniti d'America.
Mettiamo che io carichi su questo spazio che utilizzo come cliente di Google del materiale che un terzo ritenga violi il suo diritto d'autore.
Mettiamo che quest'ultimo invii una segnalazione a Google chiedendo la rimozione del materiale.
Mettiamo che Google, aderendo al dettato della normativa statunitense, mi chieda se ritenga opportuno far perverire una counter-notice (istituto non trova albergo nel nostro panorama normativo).
Mettiamo che alla mia counter-notice l'asserito titolare dei diritti non replichi.
A questo punto Google cosa fa? Ripristina il contenuto rimosso? E su quale base? Perchè se la normativa applicabile, come ritiene la nostra giurisprudenza, è quella del luogo di utilizzazione/percezione e non quello di stabilimento dei server, allora non c'è dubbio che lil DMCA non possa trovare applicazione.
La nostra normativa non conosce il meccanismo del notice and take down. Il risultato è che ripristinando il materiale rimosso a quel punto google opererebbe come content provider (rispetto a quel materiale) e non più come hosting provider.
Probabilmente è necessaria qualche riflessione in più. A servizi globali non corrispondono necessariamente regole globali.
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Google/Youtube dovrà pagare per i video caricati dagli utenti
La difesa spiegata da YouTube di essere un semplice hosting provider e, dunque, di non essere responsabile del materiale caricato dagli utenti non è stata considerata meritevole di accoglimento da parte della Corte.
Del resto che YouTube si sia progressivamente allontanato dal modello del
"mero fornitore di spazio web" al quale la direttiva sul commercio elettronico garantisce un sostanziale regime di irresponsabilità rispetto al materiale caricato da terzi è evidenziato dalle scelte commerciali compiute a più riprese negli ultimi tempi: film a noleggio,
accordi con le major e le collecting societies per la gestione dei diritti, integrazione con la televisione tradizionale.
I legali di YouTube annunciano di voler appellare la sentenza, ma la sensazione è che non si possa continuare ad invocare la disciplina sul commercio elettronico quando fa comodo e poi comportarsi come un vero e proprio broadcaster.
Sul punto mi pare che la
direttiva comunitaria sugli avms (recepita nel nostro ordinamento con il c.d. Decreto Romani) chiarisca a sufficienza la nuova natura giuridica di servizi come quelli offerti da YouTube.
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Accordo SIAE/YouTube: ricevo e volentieri pubblico
Oggi mi ha scritto Enzo Mazza, presidente della
Fimi, a proposito del mio
post di ieri sull'accordo SIAE/YouTube. Ho chiesto ad Enzo di poter riprodurre sul blog il nostro piccolo scambio di vedute ed è stato così gentile da concedermelo.
Piccolo disclaimer: alcune cose potrebbero apparire "scontate" per gli addetti ai lavori o per chi si occupa abitualmente di diritto d'autore, ma credo possano risultare interessanti per tutti gli altri. Ci sono poi alcuni passaggi che mi sono permesso di evidenziare (il "grassetto" è mio) perchè mi sembrano interessanti per l'altro discorso, ovverosia quello relativo alla natura giuridica di un servizio come quello offerto da YouTube. Possiamo ancora sussumerlo nella categoria dell'Hosting Provider delineata nella direttiva sul commercio elettronico, o non ha ragione Mazza, quando dice che YouTube ha di fatto sostituito MTV come televisione musicale dei giovani?
Buona lettura.
Mazza:
"Come sai accanto alla categoria dei diritti d'autore, che riconoscono all'autore facoltà esclusive di utilizzazione economica dell'opera, esistono una serie di diritti vicini attribuiti a chi, con la sua attività di impresa o con la propria creatività, interviene sull'opera stessa.Questi diritti, chiamati appunto "connessi" perché legati al diritto d'autore, sono regolati dalla legge italiana sul diritto d'autore al Titolo II, intitolato "Disposizioni sui diritti connessi all'esercizio del diritto d'autore", agli artt. da 72 a 101 L'art.72 e 73 regolano i diritti del produttore fonografico. In soldoni, YouTube, che aveva già in essere un accordo con le case discografiche major che copriva anche l'Italia, ha ora chiuso un contratto anche con SIAE per remunerare anche gli autori e gli editori. L'accordo con le imprese prevedeva due modelli di fee basati sulla pubblicità (ad supported) e sul pay per click. YouTube è uno dei modelli che sul fronte discografico si sta sviluppando di più con le case che lo utilizzano per creare canali ad hoc per gli artisti, per presentare anteprime, ecc. In pochi anni YouTube ha di fatto sostituito MTV come "televisione musicale" dei giovani. A proposito, ecco alcuni dati su YouTube per l'Italia (Fonte FIMI/Deloitte) Fatturato delle case discografiche derivante dallo streaming su YouTube 2007: 918 mila euro 2008: 1,5 milioni di euro (+65%) 2009: 1,9 milioni di euro (+27%) 1 semestre 2010 : 837 mila euro contro 606 mila del 2009 (+ 38%) Il video streaming è fenomeno molto diffuso tra i consumatori di musica in Italia : 34 % guardano video musicali su YouTube contro il 29 % della media EU e il 17 % degli USA (Fonte FIMI/Forrester) L'utilizzo di YouTube è superiore all'uso del p2p (28%). Più chiaro anche se leggi l'articolo di oggi dal Sole".
Scialdone: "Sui diritti connessi sapevo dell'esistenza di accordi. Mi chiedevo se questo accordo fosse in grado di incidere sulla liceità di video amatoriali frutto di sincronizzazione ma mi pare che la risposta debba essere negativa".
Mazza: "Dipende. Con alcune case vi sono già accordi tra YouTube e major che consente di ottenere compensi anche per le musiche sui video USG e così è anche l'accordo SIAE. Ove il titolare dei diritti non ritenga di consentire l'uso del brano su un determinato video può usare il N&TD (Notice and Take Down) per la rimozione così come noi facciamo da tempo sulla base dell'accordo con YT"
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Camiglieri, ma le fonti quali sono?
"Non dimentichiamo che il danno che la pirateria provoca all'insieme dell'industria culturale del nostro paese si avvicina al miliardo di euro l'anno, e che negli ultimi dieci anni in Europa si sono persi 150.000 posti di lavoro a causa della stessa".
Vorrei sapere da Camiglieri, se mai dovesse leggere questo post, quali sono le fonti di questi dati? Quali sono le ricerche condotte da entità terze ed indipendenti da cui quei numeri vengono fuori?
Perchè tutte le ricerche indipendenti che ho avuto modo di leggere dicono altro, evidenziano uno spostamento dei consumi culturali e un trend complessivo di crescita (ovviamente in ogni spostamento di mercato qualcuno guadagna e qualcun'altro perde).
Perchè la storia della pirateria, causa di tutti i mali, invece di raccontarvela sempre tra di voi, senza diritto di replica e di critica, non ce la raccontiamo insieme con un pò di sano contraddittorio?
I pirati attendono fiduciosi.
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You can run, but you can't hide (really?!?)
Non stupisce più leggere di richieste di rimozione da youtube di video amatoriali per presunte violazioni del copyright.
Nel frattempo, giacchè non c'è modo migliore in rete per diffondere un contenuto che provare a censurarlo, il video in questione lo
potete trovare un pò ovunque e farvi un'idea se si tratti di una violazione del copyright o di un tipico caso di fair use.
La Warner ritiene che sia stato utilizzato del materiale di cui la stessa detiene i diritti. La Warner ritiene suo diritto (sulla scorta delle disposizioni del DMCA) richiedere all'intermediario, attraverso la procedura definita "notice and takedown", la rimozione di quel materiale.
La Warner, tuttavia, finge di ignorare che la sua richiesta di rimozione dovrebbe essere preceduta da una sommaria analisi volta a verificare se quel particolare uso sia consentito dalla legge.
Nel caso
Lenz vs. Universal, ad esempio, il giudice Geremy Fogel ha avuto modo di affermare:
"The DMCA already requires copyright owners to make an initial review of the potentially infringing material prior to sending a takedown notice; indeed, it would be impossible to meet any of the requirements of Section 512(c) without doing so. A consideration of the applicability of the fair use doctrine simply is part of that initial review".Insomma, si tratta dell'ennesimo abuso dei titolari dei diritti, la cui finalità è ben evidente:
"Esercito il controllo totale sulla mia opera. Perciò, se vuoi esprimere una tua opinione, citandomi o criticandomi, mi devi chiedere il permesso".
Alla faccia della libertà di espressione.
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Il Ministro Alfano vuole intervenire su YouTube... ma non sa che cos'è
"Intervenire su Youtube è difficoltoso perché si tratta di una rete ma quando avremo trovato il modo, lo faremo".
Questo è il virgolettato che
Adnkronos attribuisce al Ministro della Giustizia, Angelino Alfano.
Si tratta della risposta alla domanda rivoltagli da un bambino prima di un incontro pubblico. Il piccolo aveva chiesto se il governo intendesse intervenire a tutela dei minori sui contenuti di Youtube.
Due osservazioni:
1. Che domanda singolare per un bambino
2. Non se ne può più: non passa giorno senza che un rappresentante della classe politica perda occasione per mostrare la propria incompetenza in fatto di rete.
Si può lanciare una moratoria? Possiamo impedire ai nostri politici di occuparsi di Internet per almeno 12 mesi? Mi pare evidente che reputino la rete niente altro che un covo di pirati, pedofili e terroristi, un posto da tenere sotto stretto controllo.
Ministro, per favore, lasci perdere YouTube e si occupi di dare a questo paese una giustizia in grado di rispondere alle esigenze dei cittadini e delle imprese. Si occupi di fare in modo che un processo civile si chiuda in sei mesi e non in sei anni.
Ministro, per favore, Lei ha cose più importanti di cui occuparsi: lasci perdere YouTube.
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Citare in giudizio (anche) Google ormai va di moda...
Ricorderete senz'altro la vicenda
Mediaset vs. Google, con una richiesta da parte di Mediaset di 500 milioni di euro di risarcimento danni per la diffusione, via YouTube, di parti di programmi Mediaset.
Due riflessioni:
1. Sia nel primo caso, che in quest'ultimo, chi ha materialmente caricato il filmato non è oggetto di attenzione da parte di chi in giudizio assume la violazione di un proprio diritto. Un atteggiamento che ricorda molto le prime crociate contro il file-sharing: si colpiva chi gestiva il sistema e non chi metteva in condivisione. Sarà che se devi andare a reclamare quattrini, vai da chi li ha di sicuro.
2. E' in fase di revisione la
direttiva 2000/31/CE i cui articoli 12, 13, 14 e 15 costituiscono le fondamenta giuridiche dell'assenza di un obbligo generale di sorveglianza da parte dei Provider sulle informazioni che trasmettono e/o memorizzano. Quelle fondamenta, ultimamente, mi pare stiano iniziando a mostrare crepe, soprattutto per quanto concerne gli hosting provider. Crepe in cui gli avvocati si insinuano assai volentieri. Crepe dal cui allargarsi potrebbe derivare un serio nocumento per la libertà di espressione in Rete.
Occorre sancire in maniera ancora più forte l'indipendenza dei Provider rispetto alle informazioni veicolate. p.s.:
leggo ora che Guido Scorza ha dedicato un post allo stesso argomento, partendo da un episodio diverso... ve ne consiglio la lettura.
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Mediaset non avrebbe mai pensato che... (ovvero, la vita sa essere molto ironica)
- Mediaset fa causa a Google per una serie di video di suoi programmi presenti su YouTube;
- In quella circostanza il consulente tecnico di Mediaset è l'assai noto (e assai bravo) Matteo Flora;
- Matteo Flora diviene consulente tecnico degli avvocati italiani che difendono The Pirate Bay. La consulenza è prestata pro bono: lo fa, insomma, senza prenderci una lira;
- Si potrebbe, allora, dire che Mediaset ha pagato la consulenza tecnica a supporto della richiesta di dissequestro di The Pirate Bay :-)
Insomma qualche spezzone de "I Cesaroni" su You Tube non lo si deve più vedere, in cambio però si può cercare su The Pirate Bay tutta le serie.
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Questione di sigle...
Sempre a proposito di
Mediaset Vs Google.
A mio avviso è una vicenda che ha molto a che fare con il principio di neutralità della piattaforma rispetto ai contenuti su di essa veicolati e assai poco a che fare con gli
User Generated Contents (UGC)... In questo caso si potrebbe coniare l'espressione User Stolen Contents (USC).
Capisco che per Mediaset sia più facile spillare quattrini da una multinazionale americana, ma non sarebbe il caso di rivolgersi a chi ha materialmente messo a disposizione del pubblico quei filmati, caricandoli su YouTube? Insomma non sarebbe più giusto per Mediaset prendersela con i propri, discoli, telespettatori?
Forse non è commercialmente conveniente... meglio la solida (e solita) multinazionale.
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Questo nome non mi è nuovo... (Mediaset vs. Google)
"Italian publishing company Mediaset has hired local litigation firms Calleri Noviello & Morazzoni Sangalli and Studio Previti to represent it in a €500m lawsuit again Google and YouTube." (fonte: toplegalinternational.com)
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Non è un buon periodo per Google & co.

Non è un buon periodo per
Google e il suo pupillo,
You Tube. Prima
la notizia della richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di quattro dei suoi dirigenti,
ora la citazione da parte di Mediaset per
"illecita diffusione e sfruttamento commerciale di file audio-video di proprietà delle società del Gruppo".
Una richiesta di risarcimento pari a 500 milioni di euro.
Troppi spezzoni de "I Cesaroni", troppe esibizioni degli "Amici di Maria De Filippi"... decisamente troppi se si considera che
Mediaset offre lo stesso servizio a pagamento e per 1,99 euro a puntata la stessa Mediaset vi "permette" di rividere "i Cesaroni" e tanto altro... con
delle piccolissime limitazioni (
"RICORDA! Potrai vedere i contenuti esclusivamente sul PC sul quale è stata attivata la fruizione del servizio (con il primo PLAY), per il periodo di tempo specificato nella pagina del prodotto scelto").
Ecco, mi chiedo se siamo di fronte ad episodi di pirateria o a forme di autotutela da parte di consumatori avveduti.
Sono curioso di vedere come si concluderà il giudizio (salvo accordi transattivi) e soprattutto quale ruolo in esso giocherà la disciplina dettata dal D.lgs 70/2003.
Naturalmente non è mia intenzione difendere lo sfruttamento commerciale intenzionale delle opere altrui. Google vende spazi pubblicitari esattamente come Mediaset e non è giusto che il suo traffico (e, dunque, i suoi profitti) sia originato da opere per le quali non sono stati corrisposti i relativi diritti.
Ciò non toglie che non si può equiparare una piattaforma di pubblicazione di contenuti inseriti dagli utenti con un tradizionale canale televisivo. Non è così sul piano normativo, non è così sul piano del semplice buon senso.
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Google video e la necessaria irresponsabilità dell'hosting provider

Strana la vita: lo scorso giovedì ho partecipato ad una riunione in cui, tra le altre cose, si valutava il testo della policy che un sito destinato ad ospitare User Generated Contents avrebbe dovuto adottare per cautelarsi rispetto all'eventuale illiceità di questi ultimi. La questione per me era sufficientemente chiara: maggiore fosse stata la terzietà del gestore della piattaforma rispetto ai contenuti, più ampie sarebbero state le garanzie che l'ordinamento gli avrebbe accordato.
Ancoravo la mia solida convinzione agli
articoli 16 e 17 del D.lgs 70/2003. In particolare la prima delle due disposizioni, così recita:
"Art. 16 (Responsabilita' nell'attivita' di memorizzazione di informazioni - hosting-) 1. Nella prestazione di un servizio della societa' dell'informazione, consistente nella memorizzazione di informazioni fornite da un destinatario del servizio, il prestatore non e' responsabile delle informazioni memorizzate a richiesta di un destinatario del servizio, a condizione che detto prestatore:a) non sia effettivamente a conoscenza del fatto che l'attivita' o l'informazione e' illecita e, per quanto attiene ad azioni risarcitorie, non sia al corrente di fatti o di circostanze che rendono manifesta l'illiceita' dell'attivita' o dell'informazione;b) non appena a conoscenza di tali fatti, su comunicazione delle autorita' competenti, agisca immediatamente per rimuovere le informazioni o per disabilitarne l'accesso. 2. Le disposizioni di cui al comma 1 non si applicano se il destinatario del servizio agisce sotto l'autorita' o il controllo del prestatore. 3. L'autorita' giudiziaria o quella amministrativa competente puo' esigere, anche in via d'urgenza, che il prestatore, nell'esercizio delle attivita' di cui al comma 1, impedisca o ponga fine alle violazioni commesse".
A ciò aggiungasi l'incipit dell'art. 17 : "1. Nella prestazione dei servizi di cui agli articoli 14, 15 e 16, il prestatore non e' assoggettato ad un obbligo generale di sorveglianza sulle informazioni che trasmette o memorizza, ne' ad un obbligo generale di ricercare attivamente fatti o circostanze che indichino la presenza di attivita' illecite".
Poi nella giornata di sabato, tramite il
blog di Daniele, arrivo
a questa notizia. La storia a suo tempo suscitò parecchio clamore: su YouTube alcuni delinquenti (per non dire di peggio) avevano caricato un video in cui insultavano e colpivano un ragazzo disabile.
Un'autentica vergogna che, tuttavia, solo grazie a YouTube era stata rivelata al mondo intero cosicchè i diretti responsabili erano stati chiamati a risponderne.
L'aspetto grottesco della vicenda è che subito dopo furono aperte delle indagini per verificare se fosse sussistente una qualche responsabilità penale da parte dei gestori del noto portale.
Bene (rectius: male) le indagini si sono concluse e, secondo quello che riferisce Repubblica, il pm Francesco Cajani sarebbe intenzionato a chiedere il rinvio a giudizio nei confronti di quattro dirigenti di Google, giacchè avrebbero "offeso la reputazione dell'Associazione Vividown" e del ragazzo vittima del video, "consentendo che venisse immesso per la successiva diffusione a mezzo internet, attraverso le pagine di Google Video Italia e senza alcun controllo preventivo sul suo contenuto", un filmato in cui i compagni di scuola "ledevano i diritti e le libertà fondamentali nonché la dignità degli interessati".
In questi casi spero sempre che nella semplificazione giornalistica sia saltato qualcosa, perchè davvero non riesco a capire sulla base di quale norma Google Video Italia sarebbe stata chiamata ad operare un controllo preventivo sui contenuti immessi da suoi utenti, con buona pace dei richiamati articoli 16 e 17 del D.lgs 70/2003 (peraltro attuativo della direttiva comunitaria 2000/31/CE). Probabilmente non si imputa loro la "mancata sorveglianza" (non essendoci nessun obbligo a riguardo) ma, forse, il non aver rimosso prontamente il materiale una volta avuto contezza del carattere illecito dello stesso.
Staremo a vedere come evolverà la vicenda.
Morale della storia: il diritto è sempre incerto, o quanto meno la sua certezza si snoda su sentieri così accidentati che è lecito dubitare di poter giungere alla meta sani e salvi.
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