Come si ricorderà, oltre 5oo siti erano stati "sequestrati" mediante ordine di inibizione rivolto nei confronti dei provider perchè accusati di vendere prodotti contraffatti del celebre marchio di abbigliamento.
Peccato che molti di questi siti non avessero nulla a che fare con la contraffazione o la vendita, ma fossero blog o forum di discussione.
Come si legge nel provvedimento del tribunale del riesame: "il provvedimento impugnato tende effettivamente a connotarsi per esorbitanza rispetto alla concreta acquisizione di elementi fattuali che consentano di evidenziare, chiaramente, acclarate condotte di contraffazione di capi con marchi moncler..."
David Cameron e la difficoltà transnazionale ad un approccio sereno ad Internet
A seguito degli scontri che hanno devastato Londra ed altre città inglesi, il premier britannico, David Cameron, non si è sottratto dal recitare un copione ormai tristemente noto e ripetitivo: la colpa di quello che è capitato? Anche di Internet.
«Tutti coloro che hanno assistito a queste orribili azioni sono rimasti colpiti dal fatto che sono state organizzate attraverso i social network. La libera circolazione delle informazioni può essere usate per nobili azioni. Ma anche per azioni malvagie. Stiamo lavorando con la polizia, i servizi d'intelligence e l'industria per capire se può essere giusto impedire alle persone di comunicare attraverso questi siti e servizi quando sappiamo che stanno preparando violenze disordini e atti criminali».
Vi pregherei di notare l'assoluto non senso dell'affermazione: se, come dice Cameron, grazie a "questi siti" le forze di polizia sono in grado di sapere che qualcuno si sta preparando per violenze o disordini, tutto si dovrebbe fare tranne impedirne l'utilizzazione! Costituirebbero il più straordinario strumento di prevenzione!
Invero, l'approccio che sovente la politica ha nei confronti della Rete è minato da una totale assenza di serenità.
La maggior parte dei crimini vengono ideati avvalendosi di strumenti di comunicazione, il telefono su tutti. A nessuno però verrebbe in mente di dire che, poichè una certa rapina è stata organizzata telefonicamente, la risposta che l'ordinamento dovrebbe apprestare è impedire ai criminali di usare il telefono (invece che intercettarne le comunicazioni!).
Quando si tratta di Internet, invece, si perdono i freni inibitori, viene meno il buon senso, viene meno il senso stesso delle parole che si sono appena pronunciate dinanzi al giornalista di turno.
Internet è sempre "uno straordinario strumento di libertà, ma anche" e in quel "ma anche" si cela un mondo fatto di mostri e demoni.
Internet è uno straordinario strumento di libertà. Punto.
La libertà è una cosa complicata da gestire: la politica dovrebbe servire a questo.
"Molti di voi saranno sicuramente incappati almeno una volta in una qualche pagina web non accessibile in Italia, inibita da un “cartello” che spiega, senza entrare troppo nello specifico, i motivi di tale blocco. Quello che invece molti non sanno è che questi siti potrebbero essere arbitrariamente oscurati da AGCOM senza che venga seguito alcun procedimento penale dalle istituzioni del caso se una nuova delibera in tal senso dovesse essere approvata.... (continua su MondoTech)"
Nel futuro ognuno sarà famoso per quindici minuti (A. Warhol)
Ieri sera ho partecipato ad Annozero per parlare di libertà di accesso ai contenuti in Rete e promuovere ulteriormente l'iniziativa sitononraggiungibile a sostegno della battaglia contro la delibera AGCOM 668/2010 in corso di adozione che rischia di rendere inaccessibili dall'Italia un numero imprecisato di siti per presunte violazioni del diritto d'autore.
Dopo la trasmissione il sito ha avuto così tanti accessi che è diventato davvero "non raggiungibile" (nomen omen) : ora è di nuovo su e invito chiunque abbia visto la trasmissione e sia rimasto incuriosito dalla vicenda ad informarsi e, se lo ritiene, a sostenere questa campagna.
Tante sono le persone che con passione e dedizione si sono spese in questi mesi perchè l'iniziativa uscisse dalla ristretta cerchia degli addetti ai lavori e raggiungesse un pubblico più ampio: penso all'amico e collega Fulvio Sarzana, ad Agorà Digitale, AltroConsumo, Adiconsum, Assonet, AssoProvider, Avaaz, CSIG, olte alle migliaia di cittadini che singolarmente hanno manifestato il loro appoggio.
Un ringraziamento particolare alle meravigliose persone della redazione di AnnoZero: gentilezza e disponibilità sono qualità sempre più rare e per questo ancora più apprezzate quando le si incontra. P.s. ieri notte è nata Gaia, la figlia di un mio caro amico. Benvenuta ;-)
In rete si legge dell'ennesimo decreto di "sequestro" mediante inibizione disposto dalla Procura di Cagliari questa volta nei confronti di BTJunkie che, infatti, al momento risulta irraggiungibile.
L'accusa è sempre la stessa: concorso nella illecita diffusione e messa a disposizione del pubblico di opere coperte dal diritto d'autore.
In attesa di leggere il provvedimento, io continuo ad usare YouTube per guardarmi i film pirata. Tanto YouTube non lo "sequestra" nessuno.
Corte di Giustizia Europea sui giochi d'azzardo online
Mi è capitato di leggere quasi casualmente questa sentenza del settembre 2009 della Corte di Giustizia Europea sul tema del gioco d'azzardo online.
Siccome a suo tempo non mancarono le polemiche sulla "censura" che la normativa nazionale avrebbe comportato rispetto al libero accesso ai contenuti presenti in rete, fa piacere leggere dalla Corte di Giustizia Europea che "si può fare" (il caso, peraltro, è relativo alla normativa portoghese che, evidentemente, è assai simile alla nostra).
"(C-42/07) LIBERA PRESTAZIONE DI SERVIZI - GIOCHI DI AZZARDO VIA INTERNET - DIVIETO DA PARTE DELLE LEGISLAZIONI NAZIONALI - COMPATIBILITA' La Corte, nel valutare la compatibilità al diritto comunitario della normativa portoghese, ha stabilito che l'obiettivo di lotta contro la criminalità, invocato dal Portogallo, può costituire un motivo imperativo di interesse generale idoneo a giustificare restrizioni nei confronti degli operatori autorizzati a offrire servizi nel settore del gioco d'azzardo. Infatti, tali giochi implicano, tenuto conto della rilevanza delle somme che essi consentono di raccogliere e delle vincite che possono offrire ai giocatori, rischi elevati di reati e frodi. Inoltre, ha affermato che il sol fatto che un operatore privato offra legalmente servizi ricompresi in tale settore tramite Internet in un altro Stato membro in cui sia stabilito ed in cui sia già soggetto, in linea di principio, a taluni requisiti di legge ed a controlli, non può essere considerato garanzia sufficiente di protezione dei consumatori nazionali contro i rischi di frode e di criminalità. Infatti, in tale contesto, le autorità dello Stato membro di stabilimento possono incontrare difficoltà nel valutare le caratteristiche qualitative e l'onestà professionale degli operatori".
Ho letto il provvedimento del tribunale del riesame di Bergamo con il quale, dopo la sentenza della Cassazione, è stato confermato il decreto di sequestro di The Pirate Bay.
Se lo schema è The pirate bay + tizio concorrono nel reato di messa disposizione abusiva di opere tutelate dal diritto d'autore (peraltro con fattispecie diverse, in ragione dello scopo di lucro perseguito dal primo e non dal secondo) e, dunque, in ragione di quanto sopra e al fine di limitare il perpetuarsi delle condotte costituenti reato e non potendo materialmente sequestrare i server di The Pirate Bay, se ne inibisce l'accesso attraverso i provider nazionali; se questo viene considerato un normale corollario del sequestro nei procedimenti penali, laddove non ci possa essere materiale apprensione del bene, allora, considerata la rilevanza penale della stragrande maggioranza delle condotte poste in essere in rete per quanto concerne l'utilizzazione da parte degli utenti di opere tutelate dal diritto d'autore, ciò significa che molte delle piattaforme di UGC (YouTube et similia) sono a rischio inibizione se solo i titolari dei diritti decidano di cambiare strategia e, invece di intentare cause civili milionarie, optino per il penale.
E' evidente che il sistema rischia di collassare, salvo riaffermare a livello comunitario e con maggior forza il principio di irresponsabilità degli intermediari in modo che anche realtà ibride come i nuovi portali alla YouTube (non rientranti a pieno nella definizione di Hosting Provider puro, ma neppure in quella di Broadcaster puro) possano beneficiare con sicurezza di tale garanzia.
Non buttiamo via il meglio di Internet per colpa di qualche brano di Britney Spears.