mercoledì, luglio 08, 2009

Urlare per non parlare (ovvero, gli opposti estremismi)

Ieri Il Giornale ha pubblicato questo articolo di Facci.

Premesso che reputo Facci un buon giornalista, con uno stile tagliente e politicamente scorretto, mi pare che l'articolo pecchi dello stesso estremismo, sia pur di segno opposto, di cui Facci accusa i blogger (forse dovrei dire "noi" blogger, ma rispetto alla protesta in questione io ho posizioni decisamente minoritarie o, per dirla come Daniele Minotti, "Io penso differente").

Il riferimento è alla giornata di protesta proclamata per il prossimo 14 luglio, contro quella disposizione del disegno di legge sulle intercettazioni che imporrebbe (ci sono più che valide ragioni per ritenere che non sia così) il dovere di rettifica indiscriminatamente a tutti i "siti informatici".

Facci lancia il suo "chi se ne frega dei blogger". Ma si, in fondo, chi se ne frega, se non fosse che l'origine di quella protesta è (e resta) sacrosanta: quella norma è scritta male, con un linguaggio approssimativo e che, dunque, presta il fianco ad interpretazioni fuorivianti.

Tuttavia, l'articolo di Facci è sintomatico di come avere delle buone ragioni (e per questo sentirsi legittimati a gridare a piè sospinto il tramonto della libertà di espressione in Rete) finisca per produrre risultati paradossali.

La protesta, nata per chiedere una revisione chiarificatrice di quella disposizione, ha finito per produrre il risultato opposto, ovverosia accreditare proprio quell'interpretazione che si cercava di evitare.

Tant'è che tutto l'articolo di Facci si basa sul presupposto la norma in questione trovi applicazioni indiscriminatamente per tutti i siti informatici e non solo per quelli di testate giornalistiche registrate!

E dove si sarà formato questo convincimento il buon Facci? ;-)

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venerdì, marzo 20, 2009

Il Ministro Alfano vuole intervenire su YouTube... ma non sa che cos'è

"Intervenire su Youtube è difficoltoso perché si tratta di una rete ma quando avremo trovato il modo, lo faremo".

Questo è il virgolettato che Adnkronos attribuisce al Ministro della Giustizia, Angelino Alfano.

Si tratta della risposta alla domanda rivoltagli da un bambino prima di un incontro pubblico. Il piccolo aveva chiesto se il governo intendesse intervenire a tutela dei minori sui contenuti di Youtube.

Due osservazioni:

1. Che domanda singolare per un bambino

2. Non se ne può più: non passa giorno senza che un rappresentante della classe politica perda occasione per mostrare la propria incompetenza in fatto di rete.

Si può lanciare una moratoria? Possiamo impedire ai nostri politici di occuparsi di Internet per almeno 12 mesi? Mi pare evidente che reputino la rete niente altro che un covo di pirati, pedofili e terroristi, un posto da tenere sotto stretto controllo.

Ministro, per favore, lasci perdere YouTube e si occupi di dare a questo paese una giustizia in grado di rispondere alle esigenze dei cittadini e delle imprese. Si occupi di fare in modo che un processo civile si chiuda in sei mesi e non in sei anni.

Ministro, per favore, Lei ha cose più importanti di cui occuparsi: lasci perdere YouTube.

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