giovedì, marzo 15, 2012

Agenda Italia digitale: ieri su YouDem.tv

Ieri sono intervenuto ad Agenda Italia, una trasmissione di YouDem.tv. Il tema era quello dell'innovazione e delle politiche a sostegno del digitale, prendendo spunto dalla visita di Bersani presso la sede italiana di Google.

Di seguito trovate la registrazione della puntata.


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giovedì, aprile 07, 2011

Sempre su Google suggest e l'ordinanza del Tribnale di Milano

Invito a leggere le ottime considerazioni di Francesco Paolo Micozzi.

Servono a fare chiarezza sul "reale" contenuto dell'ordinanza del Tribunale di Milano sul caso Google suggest e a riportare il ragionamento sul piano tecnico.

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mercoledì, aprile 06, 2011

Google suggest, l'ordinanza del Tribunale di Milano e le FAQ di suggest

Ormai in rete è ampiamente diffusa l'ordinanza del Tribunale di Milano che ha confermanto l'ordinanza emessa a seguito di un procedimento ex art. 700 cpc con la quale il giudice di prime cure aveva ordinato "a Google di provvedere alla rimozione dal proprio software suggest/Autocomplete dell'associazione tra il nome del ricorrente e le parole "truffa" e "truffatore", fissando una somma per ogni giorno di ritardo nell'ottemperanza all'ordine così impartito".

Sugli aspetti prettamente girudici dell'ordinanza rimando all'ottimo commento dell'amico Francesco Paolo Micozzi, le cui argomentazioni, come al solito, sono a mio avviso ampiamente condivisibili.

La cosa che ho trovato più curiosa dell'intera vicenda è che la stessa Google, nel presentare il servizio "suggest", dichiara di intervenire ex post per rimuovere degli abbinamenti "sgradevoli": esattamente quello che chiedeva il ricorrente.

Perchè in giudizio Google si sia battuta per sostenere una tesi diversa è un mistero che solo le gelide aule dei tribunali e le esigenze difensive possono spiegare.

Dalle FAQ su Google Suggest

"Google esclude dalla funzione di completamento automatico le ricerche degli utenti?

Le query di ricerca visualizzate nella funzione di completamento automatico rispecchiano l'attività di ricerca di tutti gli utenti del Web. Proprio come il Web, le query di ricerca visualizzate potrebbero comprendere termini o espressioni ridicoli, strani o inaspettati. Tentiamo sempre di rispecchiare in modo imparziale e obiettivo la diversità dei contenuti presenti sul Web (alcuni sono validi, altri sgradevoli), ma applichiamo alcune norme di rimozione per i contenuti pornografici, di violenza, di incitamento all'odio e per i termini utilizzati di frequente allo scopo di trovare contenuti che violano il copyright.

Perché non vengono visualizzate previsioni per un argomento specifico?

Se per una parola o un argomento specifico non vengono visualizzate ricerche previste, il motivo potrebbe essere uno di quelli spiegati di seguito.

  1. Il termine di ricerca non è sufficientemente popolare. Le query non popolari potrebbero non essere così utili nella funzione di completamento automatico. Una soglia algoritmica minima relativa alla popolarità ci consente di bloccare lo spam e di aumentare la probabilità che le query di ricerca visualizzate siano pertinenti alla ricerca effettuata. Apportiamo inoltre delle modifiche appropriate a livello locale alla funzione di completamento automatico, pertanto le query previste visualizzate su Google Australia (google.com.au) o Google Francia (google.fr) potrebbero essere diverse da quelle visualizzate su Google.it.

  2. Il termine di ricerca è troppo recente. La visualizzazione costante nella funzione di completamento automatico dei termini di ricerca appena diventati popolari potrebbe richiedere del tempo. In genere è possibile scoprire nuove query entro un'ora, ma a volte potrebbero essere necessari alcuni giorni o settimane per iniziare a mostrare nella funzione di completamento automatico delle query di ricerca diventate popolari di recente.

  3. Il termine di ricerca vìola le norme della funzione di completamento automatico. Cerchiamo di fornirti query di ricerca pertinenti, ma escludiamo un gruppo limitato di query di ricerca relative a contenuti pornografici, di violenza, di incitamento all'odio e relative alla violazione del copyright.

  4. Il termine di ricerca è stato erroneamente considerato un termine che vìola le norme. La procedura di controllo del rispetto delle norme di Google non è né perfetta né immediata. A volte il sistema tenta di escludere una query in una lingua che invece sarebbe perfetta in un'altra lingua. Ad esempio, potremmo escludere involontariamente una parola composta perché comprende la traduzione di una parola inappropriata di un'altra lingua."

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venerdì, marzo 11, 2011

Senza parole

Via (il Blog di) Daniele Minotti

"Gentile publisher,
Le scriviamo per informarla che i Termini e condizioni di AdSense, validi per il suo account, sono stati modificati. I Termini aggiornati saranno validi a partire dal 22 marzo 2011 e sono consultabili all’indirizzo http://www.google.com/intl/it/adsense/terms/terms_and_conditions_20110218.html .
Purtroppo non siamo in grado di interpretare per i nostri publisher il significato delle modifiche apportate ai documenti legali.
Per eventuali domande o una consulenza legale per l’interpretazione dei nuovi Termini e condizioni, consulti un avvocato.
Cordiali saluti,
Il team di Google AdSense"


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lunedì, gennaio 17, 2011

AGCM su diritto d'autore in rete

In data odierna, l'Autorità garante per la Concorrenza ed il Mercato, a firma del suo Presidente, Antonio Catricalà, ha inteso formulare alcune osservazioni sul diritto d'autore e sul suo rapporto con le nuove tecnologie, a margine della chiusura del procedimento avviato nei confronti di Google, in merito al servizio Google News.

Riporto di seguito alcuni passaggi significativi di cui, probabilmente, avrò occasione di discutere sabato prossimo a Firenze nell'ambito delle celebrazioni del giorno del pubblico dominio.

"Forme di riutilizzo ed elaborazione dei contenuti costituiscono un aspetto tipico di internet − sistema reticolare complesso caratterizzato dall’esistenza di una varietà di servizi e prodotti interconnessi da legami di complementarietà − e sono funzionali all’offerta di servizi innovativi. Ciò, tuttavia, attualmente si realizza in un contesto di disequilibrio tra il valore che la produzione di contenuti editoriali genera per il sistema di internet nel suo complesso e i ricavi che gli editori online sono in grado di percepire dalla propria attività, con il rischio che risulti compromesso il funzionamento efficiente dello stesso sistema".

Vi è, dunque, da parte dell'Autorità una doverosa sottolineatura rispetto a quel valore aggiunto prodotto dalla manipolazione dei contenuti e da quella che Lawrence Lessig ha correttamente definito "Remix Culture": da qui l'esigenza di un nuovo equilibrio tra produttori e fruitori, in grado di generari benefici per entrambi ed incoraggiare l'innovazione.

"In quest’ottica" prosegue l'Autorità "le attuali norme sul diritto di autore, non appaiono tener conto delle peculiarità tecnologiche ed economiche di internet, in quanto non disciplinano un sistema di diritti di proprietà intellettuale nel contesto delle nuove e molteplici modalità di riproduzione e di utilizzo dei contenuti da parte di soggetti terzi sul web. Al fine di garantire lo sviluppo in chiave pro-concorrenziale dell’attività di produzione di contenuti editoriali online, pertanto, l’Autorità auspica l’inserimento nell’attuale quadro normativo di una disciplina che definisca un sistema di diritti di proprietà intellettuale idoneo ad incoraggiare su internet forme di cooperazione virtuosa tra i titolari di diritti di esclusiva sui contenuti editoriali e i fornitori di servizi innovativi che riproducono ed elaborano i contenuti protetti da tali diritti."

Ineccepibile. I tempi sono sempre più maturi per un nuovo diritto d'autore.


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giovedì, dicembre 02, 2010

Google e la globalizzazione del diritto

Google, tramite il suo blog, fa sapere che sta per adottare dei cambiamenti nella policy dei propri servizi per "far funzionare meglio il copyright online".

Se è vero che i servizi sono ormai globali, soprattutto quelli erogati in rete, non lo stesso può dirsi per la regolamentazione giuridica che resta frammaentata e, per molti aspetti, limitata ad ambiti nazionali.

Ed allora sorprende (o, meglio, diviene occasione per riflettere) che una parte delle ricette per "far funzionare meglio il copyright online" proposte da Google passi attraverso una migliore implementazione del Digital Millennium Copyright Act che è una legge statunitense e, dunque, trova applicazione limitatamente al territorio degli Stati Uniti d'America.

Mettiamo che io carichi su questo spazio che utilizzo come cliente di Google del materiale che un terzo ritenga violi il suo diritto d'autore.

Mettiamo che quest'ultimo invii una segnalazione a Google chiedendo la rimozione del materiale.

Mettiamo che Google, aderendo al dettato della normativa statunitense, mi chieda se ritenga opportuno far perverire una counter-notice (istituto non trova albergo nel nostro panorama normativo).

Mettiamo che alla mia counter-notice l'asserito titolare dei diritti non replichi.

A questo punto Google cosa fa? Ripristina il contenuto rimosso? E su quale base? Perchè se la normativa applicabile, come ritiene la nostra giurisprudenza, è quella del luogo di utilizzazione/percezione e non quello di stabilimento dei server, allora non c'è dubbio che lil DMCA non possa trovare applicazione.

La nostra normativa non conosce il meccanismo del notice and take down. Il risultato è che ripristinando il materiale rimosso a quel punto google opererebbe come content provider (rispetto a quel materiale) e non più come hosting provider.

Probabilmente è necessaria qualche riflessione in più. A servizi globali non corrispondono necessariamente regole globali.

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sabato, ottobre 30, 2010

Google street view: come ti risolvo il problema in stile U.S.A.




Il Nando Mericoni interpretato da Alberto Sordi nel film "Un americano a Roma" probabilmente avrebbe commentato la notizia con il suo "...quelli sanno che devono fare, quelli so Americani... infallibili".

E così mentre da noi il Garante Privacy "ha imposto a Google di bloccare qualsiasi trattamento sui cosiddetti "payload data" captati dalle vetture di Street View, e ha inviato gli atti all'autorità giudiziaria perché valuti gli eventuali profili penali derivanti dalla raccolta di questo tipo di dati", adottando apposito provvedimento, negli Stati Uniti la stessa vicenda viene frettolosamente archiviata dalla Federal Trade Commission, la quale nella comunicazione inviata in merito alla chiusura di un'istruttoria (in verità, mai compiuta) scrive: "Further, Google has made assurances to the FTC that the company has not used and will not use any of the payload data collected in any Google product or service, now or in the future. This assurance is critical to mitigate the potential harm to consumers from the collection of payload data.Because of these commitments, we are ending our inquiry into this matter at this time."

Praticamente hanno chiesto "tutto risolto?" e Google ha risposto "tutto risolto".

Quelli sanno che devono fare, quelli so Americani (cit.)




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domenica, settembre 19, 2010

Altalex sito pericoloso? Secondo Google si (UPDATED)




Questa mattina cercando su Google Altalex, uno dei principali siti italiani di informazione giuridica, mi sono visto (vedi screenshot sopra) mettere in guardia sul fatto che si potesse trattare di un sito potenzialmente pericolo per il mio computer e quindi, se avessi deciso di accedervi, sarebbe stato a mio rischio e pericolo.


Incuriosito, ho cliccato sul link di avvertimento per capire meglio come fosse possibile che un sito storico ed autorevole quale Altalex fosse finito in una qualche black list e ho trovato questo: "Desideriamo che i nostri utenti si sentano al sicuro quando eseguono ricerche nel Web: per questo motivo lavoriamo continuamente per identificare i siti pericolosi e aumentare la protezione per i nostri utenti. Questo messaggio di avviso viene visualizzato con i risultati di ricerca che abbiamo identificato come siti web che possono installare software dannoso sul tuo computer"


Ancora non ho capito se Altalex sia stato infettato o sia un falso positivo. Sarei però curioso di scoprirlo.


Updated: alle 17:30 qualcosa è cambiato




Altalex non è più indicato come sito malevolo, mentre i siti satellite "Massimario", "Altalexmese" ecc. ancora si.
A questo punto mi pare evidente si sia trattato di un errore che sarà definitivamente risolto nelle prossime ore.

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mercoledì, settembre 01, 2010

Net neutrality: è tempo di accordi

Dopo la proposta Google/Verizon (qui il testo tradotto in italiano) che ha suscitato un ampio dibattito in rete, pare ci sia all'orizzonte una nuova proposta sul tema della neutralità della rete, questa volta di provenienza Information Technology Industry Council ("The Information Technology Industry Council (ITI) is the premier voice, advocate, and thought leader for the information and communications technology (ICT) industry. ITI is widely recognized as the tech sector's most effective advocacy organization in Washington D.C., and in various foreign capitals around the world. ITI's members are global leaders in innovation--from all areas of the ICT sector including hardware, services, and software--the products our members create are the face of global economic growth and the heart and soul of improving peoples' lives").

Stando a quanto riferisce The Hill, le società (tra cui Microsoft, Skype, Verizon, AT&T, NCTA e altre) coinvolte all'interno dell'organizzazione sul tema della Net Neutrality avrebbero raggiunto un accordo di massima su alcuni dei temi più controversi quali i poteri di regolamentazione e di intervento da riconoscere alla FCC, le reti wireless, le politiche di gestione dei servizi.

Il testo non è ancora disponibile, tuttavia, sul sito dell'ITI, nella sezione latest news, è possibile leggere questa dichiarazione di Dean Garfield, presidente e CEO dell'ITI: "

“As we work to reach final consensus, we’re focused on solidifying what unites us, incorporating new ideas and viewpoints, and, above all, delivering a series of constructive, pro-consumer and innovation-based principles that will only strengthen the Internet as we know it today. Past precedent shows that when we work together and integrate the best ideas in a coordinated fashion, the stronger the outcome. When this multi-phase process is complete, we believe there will be ample common ground on which to find a meaningful and consensus-based solution. At the end of the day, any recommendations will ultimately be judged by Congress, the FCC and the millions of people who rely on the Internet as an essential part of their lives. Stated simply, this is more than enough incentive to ensure we get it right.

C'è da fidarsi?

Techdirt mostra un sano scettiscimo citando Adam Smith: "people of the same trade seldom meet together except to create a conspiracy against the public, or in some contrivance to raise prices"


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martedì, agosto 31, 2010

Come nasce l'innovazione

Stavo leggendo l'intervista a Eric Schmidt, CEO di Google, pubblicata oggi su "Il Sole 24 Ore" a pag. 26, e mi ha colpito la risposta all'ultima domanda "Come nasce l'innovazione?" (sarà che anche io la penso così):

"Le vere intuizioni non nascono da progetti lineari, nascono dal mettere insieme idee, pensare a cose varie e poi all'improvviso... La creatività arriva il sabato mattina, quando meno te l'aspetti"



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venerdì, aprile 16, 2010

Caso Google-Vividown: meno male che c'è il garante della privacy

Dal Blog di Zambardino, intervista al prof. Pizzetti

"Sarebbe la cosa più clamorosamente assurda che, di fronte a un giudice penale che in fondo favorisce la rete e che carica solo qualche onere di informativa sugli ISP, il risultato fosse di far passare l'Italia come un paese che è contro la libertà della rete alla pari dei paesi antidemocratici"

e ancora

"Vorrei evitare che si avesse un'immagine internazionale che non è fondata, viste le caratteristiche della sentenza, e allo stesso tempo evitare di dare su un piatto d'argento a chi, non per difendere la libertà della rete ma solo un attività imprenditoriale che oggi non è carica di doveri che dovrebbe invece assumere, l'occasione di fare un atto dimostrativo che avrebbe solo un effetto intimidatorio verso i legislatori di tutto il mondo"

Per miei limiti (e per gli impegni di lavoro) sto ancora cercando di digerire la sentenza. Avevo notato quella stonatura di cui parla Pizzetti sul richiamo dell'articolo 13 cod. privacy, ma la cosa che ancora non mi è molto chiara della sentenza è la ricostruzione operata circa la c.d. posizione di garanzia.

Nel testo della sentenza si tende a dare risposta due interrogativi.

Il primo: cosa deve fare un soggetto che tratta dati personali, anche sensibili, che gli vengono forniti da terzi?

Il secondo: se lo stesso soggetto monetizza quei dati, il fatto che volutamente abbia omesso ogni cautela nella fase di acquisizione degli stessi rileva per la configurabilità dell'elemento psicologico del reato di cui all'articolo 167 cod. priv.?

La risposte in sentenza mi pare siano fortemente legate alla ricostruzione operata sulla natura giuridica di Google Video (il c.d. hoster attivo, secondo il giudice milanese).

A sensazione è un impianto che non reggerà in appello. Staremo a vedere.


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lunedì, aprile 12, 2010

Caso Google-Vividown: leggendo la sentenza...

Sto leggendo la sentenza del caso Google e ho trovato particolarmente significativo questo passaggio: "Esiste quindi, a parere di chi scrive, un obbligo NON di controllo preventivo dei dati immessi nel sistema, ma di corretta e puntuale informazione, da parte di chi accetti ed apprenda dati provenienti da terzi, ai terzi che questi dati consegnano"

Poco prima il giudice chiarisce che "sarebbe del tutto impossibile pretendere che un Intenet Provider possa verificare che in tutti i migliaia di video che vengono caricati ogni momento sul sito web siano stati rispettati gli obblighi concernenti la privacy di tutti i soggetti negli stessi riprodotti. E' però necessario (e quindi legittimo richiedere il rispetto di tale comportamento) che l'Internet Provider fornisca agli utenti medesimi tutte le necessarie avvertenze in ordine al rispetto delle norme citate, con particolare attenzione a quelle che concernono la necessità di procurarsi l'obbligatorio consenso in ordine alla diffusione di dati personali sensibili".

Sempre citando la sentenza "lo impone non solo la norma di legg, ma anche il buon senso".

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domenica, febbraio 28, 2010

Si riesce ancora a ragionare serenamente... a volte

Stefano Quintarelli offre "due brevi riflessioni sulla vicenda Google e non sulla sentenza": leggendo il post si riesce a recuperare ottimismo sulla capacità della blogosfera italiana di ragionare serenamente sull'accaduto.

A tal proposito consiglio la lettura di questo post di Eugenio Prosperetti che spiega molto bene per quale motivo (anche normativo) USA e UE hanno due approcci diversi rispetto ai contenuti immessi in rete.

Infine e con dispiacere: le ultime vicende dimostrano che, almeno in Italia, Internet non è vissuta diversamente dalla televisione. L'approccio è caratterizzato dalla stessa identica passività nella ricezione dell'informazione, solo che invece di dire "Ma come, l'ha detto la TV" si dice "Ma come, non l'hai letto il blog di tizio?".

Andarsi a cercare le informazioni da soli e alla fonte costa fatica e soprattutto richiede competenza (soprattutto quando si affrontano argomenti di una certa levatura): meglio la pappa pronta.

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mercoledì, febbraio 24, 2010

Caso Google - Vivi Down

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domenica, novembre 15, 2009

173 pagine da leggere con attenzione

Nella giornata di ieri è stata resa pubblica la versione emendata dell'accordo transattivo tra Google e l'Associazione degli Editori Americani relativo alla controversia giudiziaria scaturita dal progetto di Google di digitalizzare milioni di libri (di pubblico dominio o fuori commercio) da rendere poi disponibili gratuitamente online.

Il testo lo trovate qui.

Vedremo cosa ne penserà la Corte, ma nel frattempo si tratta di un documento da leggere con grande attenzione, ricordandosi che quell'accordo e le eventuali controindicazioni in materia di concorrenza sono il frutto avvelenato dell'eccessiva durata dei diritti insistenti sulle opere dell'ingegno.

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domenica, marzo 22, 2009

Let's talk about Fair Use

Francesco Magnocavallo di Blogo.it mi segnala questo interessante articolo del Los Angeles Times sul Fair Use.

La scorsa settimana, durante il South by SouthWest 2009, si è tenuta una conferenza nel corso della quale sono stati analizzati alcuni video generati dagli utenti per valutare quali, secondo due esperti legali, fossero da considerarsi "leciti", pur in assenza di autorizzazione dei titolari dei diritti.

Qualunque legale immagina già quale possa essere la valutazione finale: dipende.

Per ogni video (fatta eccezione, forse, per il primo selezionato, avente connotati spiccatamente politici) c'erano buone ragioni in un senso o nell'altro.

La considerazione che ne discende è che, se la legislazione pone l'intermediario - il gestore della piattaforma di hosting - in una posizione scomoda, in cui, nel dubbio, meglio rimuovere, ecco allora che, di fatto, anche quelle utilizzazioni rientranti nel concetto di "fair use" non hanno possibilità di sopravvivere.

E' un problema che fu sollevato anche da McCain nel corso dell'ultima campagna presidenziale americana, in una bella lettera a Google, la cui risposta fu, essenzialmente, "Lei ha ragione, facciamo tutto il possibile per prevenire gli abusi dei titolari dei diritti, ma la legge ci mette in una posizione scomoda".

In rete, la libertà di espressione è intermediata. Se non garantiamo gli intermediari, perdiamo quella libertà, senza bisogno di tirarla via da un testo di legge.

P.s. qualunque cosa ne pensiate dell'estensione del Fair Use, penso che concorderete sul fatto che quest'uomo è un genio :-)



BOOMBOX from Ely Kim on Vimeo.

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domenica, febbraio 01, 2009

Citare in giudizio (anche) Google ormai va di moda...

Ricorderete senz'altro la vicenda Mediaset vs. Google, con una richiesta da parte di Mediaset di 500 milioni di euro di risarcimento danni per la diffusione, via YouTube, di parti di programmi Mediaset.

Ora è la volta di Vittorio Sgarbi che, offeso da quanto detto da Marco Travaglio il 20 maggio 2008 a Pisa (dichiarazione ripresa e pubblicata su YouTube), ha deciso di citare in giudizio non solo Marco Travaglio ma anche Google Italia S.r.l.

Due riflessioni:

1. Sia nel primo caso, che in quest'ultimo, chi ha materialmente caricato il filmato non è oggetto di attenzione da parte di chi in giudizio assume la violazione di un proprio diritto. Un atteggiamento che ricorda molto le prime crociate contro il file-sharing: si colpiva chi gestiva il sistema e non chi metteva in condivisione. Sarà che se devi andare a reclamare quattrini, vai da chi li ha di sicuro.

2. E' in fase di revisione la direttiva 2000/31/CE i cui articoli 12, 13, 14 e 15 costituiscono le fondamenta giuridiche dell'assenza di un obbligo generale di sorveglianza da parte dei Provider sulle informazioni che trasmettono e/o memorizzano. Quelle fondamenta, ultimamente, mi pare stiano iniziando a mostrare crepe, soprattutto per quanto concerne gli hosting provider. Crepe in cui gli avvocati si insinuano assai volentieri. Crepe dal cui allargarsi potrebbe derivare un serio nocumento per la libertà di espressione in Rete. Occorre sancire in maniera ancora più forte l'indipendenza dei Provider rispetto alle informazioni veicolate.

p.s.: leggo ora che Guido Scorza ha dedicato un post allo stesso argomento, partendo da un episodio diverso... ve ne consiglio la lettura.

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sabato, settembre 27, 2008

Mediaset non avrebbe mai pensato che... (ovvero, la vita sa essere molto ironica)

Mediaset non avrebbe mai pensato che i suoi soldi sarebbero serviti per il dissequestro di The Pirate Bay e invece....

  1. Mediaset fa causa a Google per una serie di video di suoi programmi presenti su YouTube;
  2. In quella circostanza il consulente tecnico di Mediaset è l'assai noto (e assai bravo) Matteo Flora;
  3. Matteo Flora diviene consulente tecnico degli avvocati italiani che difendono The Pirate Bay. La consulenza è prestata pro bono: lo fa, insomma, senza prenderci una lira;
  4. Si potrebbe, allora, dire che Mediaset ha pagato la consulenza tecnica a supporto della richiesta di dissequestro di The Pirate Bay :-)
Insomma qualche spezzone de "I Cesaroni" su You Tube non lo si deve più vedere, in cambio però si può cercare su The Pirate Bay tutta le serie.

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giovedì, luglio 31, 2008

Questione di sigle...

Sempre a proposito di Mediaset Vs Google.

A mio avviso è una vicenda che ha molto a che fare con il principio di neutralità della piattaforma rispetto ai contenuti su di essa veicolati e assai poco a che fare con gli User Generated Contents (UGC)... In questo caso si potrebbe coniare l'espressione User Stolen Contents (USC).

Capisco che per Mediaset sia più facile spillare quattrini da una multinazionale americana, ma non sarebbe il caso di rivolgersi a chi ha materialmente messo a disposizione del pubblico quei filmati, caricandoli su YouTube? Insomma non sarebbe più giusto per Mediaset prendersela con i propri, discoli, telespettatori?

Forse non è commercialmente conveniente... meglio la solida (e solita) multinazionale.

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Questo nome non mi è nuovo... (Mediaset vs. Google)

Ecco i nomi dei legali di Mediaset nella instauranda controversia nei confronti di Google inc. Qualcosa vi suona familiare?!?

"Italian publishing company Mediaset has hired local litigation firms Calleri Noviello & Morazzoni Sangalli and Studio Previti to represent it in a €500m lawsuit again Google and YouTube." (fonte: toplegalinternational.com)

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