Camiglieri, ma le fonti quali sono?
"Non dimentichiamo che il danno che la pirateria provoca all'insieme dell'industria culturale del nostro paese si avvicina al miliardo di euro l'anno, e che negli ultimi dieci anni in Europa si sono persi 150.000 posti di lavoro a causa della stessa".
Vorrei sapere da Camiglieri, se mai dovesse leggere questo post, quali sono le fonti di questi dati? Quali sono le ricerche condotte da entità terze ed indipendenti da cui quei numeri vengono fuori?
Perchè tutte le ricerche indipendenti che ho avuto modo di leggere dicono altro, evidenziano uno spostamento dei consumi culturali e un trend complessivo di crescita (ovviamente in ogni spostamento di mercato qualcuno guadagna e qualcun'altro perde).
Perchè la storia della pirateria, causa di tutti i mali, invece di raccontarvela sempre tra di voi, senza diritto di replica e di critica, non ce la raccontiamo insieme con un pò di sano contraddittorio?
I pirati attendono fiduciosi.
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Questa volta non è You Tube (ovvero RCS, RTI e il Grande Fratello)
il 2 marzo 2009, il Tribunale di Milano, a seguito della richiesta di provvedimento di urgenza da parte di RTI, che lamentava la violazione dei propri diritti esclusivi, ha ordinato a RCS di interrompere immediatamente la diffusione sul sito
www.corriere.it di video relativi a varie trasmissioni Mediaset tra cui "Grande Fratello".
La notizia è riportata dalle
varie agenzie grosso modo così, con un messaggio chiaro: la diffusione di quei filmati è da considerarsi illecita.
Questa mattina, però, su "Il Sole 24 Ore - Finanza e Mercati", c'è un'aggiunta che indurrebbe a riflessioni diverse: "RCS precisa che i giudici hanno ordinato di ritirare solo 4 video sui 59 disponibili sul sito".
RCS, infatti, ha fatto valere quanto previsto nell'articolo 65, comma 2, L.d.A. in forza del quale "2. La riproduzione o comunicazione al pubblico di opere o materiali protetti utilizzati in occasione di avvenimenti di attualità è consentita ai fini dell'esercizio del diritto di cronaca e nei limiti dello scopo informativo, sempre che si indichi, salvo caso di impossibilità, la fonte, incluso il nome dell'autore, se riportato".
Insomma, quanto meno ai fini dell'emissione (o meglio, "non" emissione ) di un provvedimento cautelare, i giudici milanesi hanno ritenuto che la comunicazione al pubblico di 55 di quei 59 video era ed è assolutamente lecita.
La vittoria, al primo round, è stata di RCS e non di RTI. Sul punto interessanti le considerazioni di
Marco Pratellesi su MediaBlog.Etichette: corriere, diritto di cronaca, mediaset, rcs, rti, tribunale
Citare in giudizio (anche) Google ormai va di moda...
Ricorderete senz'altro la vicenda
Mediaset vs. Google, con una richiesta da parte di Mediaset di 500 milioni di euro di risarcimento danni per la diffusione, via YouTube, di parti di programmi Mediaset.
Due riflessioni:
1. Sia nel primo caso, che in quest'ultimo, chi ha materialmente caricato il filmato non è oggetto di attenzione da parte di chi in giudizio assume la violazione di un proprio diritto. Un atteggiamento che ricorda molto le prime crociate contro il file-sharing: si colpiva chi gestiva il sistema e non chi metteva in condivisione. Sarà che se devi andare a reclamare quattrini, vai da chi li ha di sicuro.
2. E' in fase di revisione la
direttiva 2000/31/CE i cui articoli 12, 13, 14 e 15 costituiscono le fondamenta giuridiche dell'assenza di un obbligo generale di sorveglianza da parte dei Provider sulle informazioni che trasmettono e/o memorizzano. Quelle fondamenta, ultimamente, mi pare stiano iniziando a mostrare crepe, soprattutto per quanto concerne gli hosting provider. Crepe in cui gli avvocati si insinuano assai volentieri. Crepe dal cui allargarsi potrebbe derivare un serio nocumento per la libertà di espressione in Rete.
Occorre sancire in maniera ancora più forte l'indipendenza dei Provider rispetto alle informazioni veicolate. p.s.:
leggo ora che Guido Scorza ha dedicato un post allo stesso argomento, partendo da un episodio diverso... ve ne consiglio la lettura.
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Mediaset non avrebbe mai pensato che... (ovvero, la vita sa essere molto ironica)
- Mediaset fa causa a Google per una serie di video di suoi programmi presenti su YouTube;
- In quella circostanza il consulente tecnico di Mediaset è l'assai noto (e assai bravo) Matteo Flora;
- Matteo Flora diviene consulente tecnico degli avvocati italiani che difendono The Pirate Bay. La consulenza è prestata pro bono: lo fa, insomma, senza prenderci una lira;
- Si potrebbe, allora, dire che Mediaset ha pagato la consulenza tecnica a supporto della richiesta di dissequestro di The Pirate Bay :-)
Insomma qualche spezzone de "I Cesaroni" su You Tube non lo si deve più vedere, in cambio però si può cercare su The Pirate Bay tutta le serie.
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Questione di sigle...
Sempre a proposito di
Mediaset Vs Google.
A mio avviso è una vicenda che ha molto a che fare con il principio di neutralità della piattaforma rispetto ai contenuti su di essa veicolati e assai poco a che fare con gli
User Generated Contents (UGC)... In questo caso si potrebbe coniare l'espressione User Stolen Contents (USC).
Capisco che per Mediaset sia più facile spillare quattrini da una multinazionale americana, ma non sarebbe il caso di rivolgersi a chi ha materialmente messo a disposizione del pubblico quei filmati, caricandoli su YouTube? Insomma non sarebbe più giusto per Mediaset prendersela con i propri, discoli, telespettatori?
Forse non è commercialmente conveniente... meglio la solida (e solita) multinazionale.
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Questo nome non mi è nuovo... (Mediaset vs. Google)
"Italian publishing company Mediaset has hired local litigation firms Calleri Noviello & Morazzoni Sangalli and Studio Previti to represent it in a €500m lawsuit again Google and YouTube." (fonte: toplegalinternational.com)
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Non è un buon periodo per Google & co.

Non è un buon periodo per
Google e il suo pupillo,
You Tube. Prima
la notizia della richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di quattro dei suoi dirigenti,
ora la citazione da parte di Mediaset per
"illecita diffusione e sfruttamento commerciale di file audio-video di proprietà delle società del Gruppo".
Una richiesta di risarcimento pari a 500 milioni di euro.
Troppi spezzoni de "I Cesaroni", troppe esibizioni degli "Amici di Maria De Filippi"... decisamente troppi se si considera che
Mediaset offre lo stesso servizio a pagamento e per 1,99 euro a puntata la stessa Mediaset vi "permette" di rividere "i Cesaroni" e tanto altro... con
delle piccolissime limitazioni (
"RICORDA! Potrai vedere i contenuti esclusivamente sul PC sul quale è stata attivata la fruizione del servizio (con il primo PLAY), per il periodo di tempo specificato nella pagina del prodotto scelto").
Ecco, mi chiedo se siamo di fronte ad episodi di pirateria o a forme di autotutela da parte di consumatori avveduti.
Sono curioso di vedere come si concluderà il giudizio (salvo accordi transattivi) e soprattutto quale ruolo in esso giocherà la disciplina dettata dal D.lgs 70/2003.
Naturalmente non è mia intenzione difendere lo sfruttamento commerciale intenzionale delle opere altrui. Google vende spazi pubblicitari esattamente come Mediaset e non è giusto che il suo traffico (e, dunque, i suoi profitti) sia originato da opere per le quali non sono stati corrisposti i relativi diritti.
Ciò non toglie che non si può equiparare una piattaforma di pubblicazione di contenuti inseriti dagli utenti con un tradizionale canale televisivo. Non è così sul piano normativo, non è così sul piano del semplice buon senso.
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