venerdì, aprile 06, 2012

Ieri a Tipnews su T9Info

Ieri pomeriggio ho partecipato alla trasmissione Tipnews sul canale all news del digitale terrestre di T9Tv.

Parlando di pirateria online e regolamento Agcom, non potevo non caricare su YouTube un frammento "pirata", sperando che gli amici di T9Info non se ne abbiano a male ;-)



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domenica, marzo 25, 2012

In risposta ad Anica: un altro straordinario anno per la musica digitale

Chi, ormai da qualche anno, legge con interesse il Digital Music Report della IFPI non resterà sorpreso nell'apprendere che anche il 2011 è stato un anno estremamente positivo per la musica digitale.

Nonostante il pianto greco (che, ovviamente, non manca anche all'interno del rapporto) sulla pirateria cui abbiamo tristemente assistito anche in questi giorni (v. il discorso del Presidente di AGCOM, Corrado Calabrò, nell'audizione tenutasi in Senato sul discusso regolamento dell'Autorità in materia di diritto d'autore), i dati dicono altro.

Per citare Placido Domingo, chairman di IFPI, "Thanks to the amazing technology of the internet, the audience for recorded music is fast-expanding across the world. Artists who might not otherwise find a way to make their music available can take advantage of the new ways to distribute music the internet offers" (n.d.a. quando le dicevamo noi queste cose, qualche anno fa, ci dicevano che eravamo dei criminali).

O, ancora, per citare Frances Moore, chief executive di IFPI, "Consumer choice has been revolutionised, as new models for consuming and accessing music are rolled out in new and existing markets. The number of paying subscribers to services such as Spotify and Deezer has leapt in the last twelve months, from an estimated eight to more than 13 million. At the same time, cloudbased services, such as iTunes Match, have become a reality in the marketplace, helping drive the popularity of music downloading".

Il Digital Music Report 2012 registra un tasso di crescita degli introiti nel 2011 dell'8%, il più alto dal 2004 (senza contare la crisi economica mondiale).

Nel 2010, la crescita era stata del 5%, sempre su scala mondiale.

Complessivamente, al momento, il mercato digitale rappresenta il 32% degli introiti dell'industria discografica con picchi del 52% negli USA, del 53 nella Corea del Sud e, addirittura del 71% in Cina (la patria della contraffazione).

Il numero di download legali nel 2011, sempre secondo il rapporto IFPI, è stato di 3.6 billion, con un incremento del 17%.

Leggendo questi numeri mi è tornato alla mente il comunicato di ANICA di qualche giorno fa, quello che, nell'esprimere il proprio disappunto per l'audizione di Calabrò al Senato, affermava testualmente: "La pirateria potrà così continuare indisturbata a distruggere l'industria cinematografica, come ha già fatto con l'industria musicale indipendente".


Guardando i numeri, l'augurio che sento di rivolgere ad Anica è che la pirateria riesca a distruggere l'industria cinematografica come ha fatto con l'industria musicale.

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martedì, febbraio 28, 2012

The sky is rising: Enzo Mazza replica a Paolo Brini

Ho appena ricevuto la replica di Enzo Mazza (FIMI) al post di ieri in cui erano contenute le osservazioni di Paolo Brini sullo studio "Tera consultants" sui danni da pirateria.

La trovate riportata di seguito. Buona lettura.

"mi chiedete una risposta e non ho problemi a fornirla. A parte l'approccio per il quale si risponde ad uno studio di 68 pagine con due sprezzanti considerazioni sulle basi della statistica. Ma veniamo ai punti chiave.

Scrivete: Prima di tutto, il calcolo delle perdite dei posti di lavoro nell'UE è ottenuto moltiplicando il numero totale di “infrazioni” riportate dai gruppi industriali per un un “tasso di sostituzione” arbitrario di 0,1 (citato da Enzo Mazza, qui basti far notare che ci sono studi che calcolano tale tasso, che pertanto non deve e non può essere fissato aprioristicamente >0)" Lo studio TERA cita altre ricerche che usano fattori di conversione e applica una media conservativa.

Le ricerche considerate, tutte con fattori di conversione maggiori sono: Hui and Png (2003) Peitz and Waelbroeck (2003, 2004) Zentner (2006 Michel (2006) Montoro-Pons and Cuadrado-Garcia (2006) Hong (2004, 2008) Liebowitz (2008) Leung (2009).

Magari tutti ignoranti di statistica, ma mi auguro di no, visto che si sono fior di accademici e alcuni studi non sono certamente teneri con l'industria.

Scrivete: "moltiplicato ancora per il prezzo medio di vendita del bene, diviso per il salario medio nell'Unione Europea, rimoltiplicato per 2 (altro fattore completamente arbitario) ed ulteriormente rimappato 1:1 (credo sia questo il 100% a cui si riferisce Boldrin)".

No, non è questo a cui si riferisce Boldrin dato che nell'articolo dell'espresso afferma: «Niente affatto», replica l'economista della Washington University, Michele Boldrin, «per una ragione che sanno anche i sassi: sono cifre a cui si arriva immaginando che chi ha ascoltato musica scambiandola con altri via internet senza il download l'avrebbe comprata, ai prezzi di monopolio di circa 20 euro per cd che le compagnie musicali impongono grazie al copyright».

Non è così, ed è questo che ho tenuto a segnalare con il mio post. Lo studio applica fattori di conversione completamente diversi da quelli citati da Boldrin e,nel caso della musica media tra prezzi digitali e cd fisici ovviamente.

Quello che afferma Boldrin all’Espresso non è vero, non è mai stato detto dall’industria che rappresento e non è scritto nello studio TERA.

Scrivete “sui tassi stimati di crescita della diffusione dell'accesso a Internet a banda larga nei prossimi anni. Viene ottenuto un numero adimensionale che viene di nuovo arbitrariamente interpretato come "numero di posti di lavoro" che verranno "persi" nell'Unione nei prossimi anni (fino a 1.217.000). Basterebbe questo conteggio e questa lunga serie di assunzioni arbitrarie per far bocciare qualsiasi studente ad un esame di Statistica 1.”

Vi sono studi dell'OCSE che applicano le stesse metodologie, anche in altri settori. Ma l'importante è denigrare il copyright. Se si parlasse di posti di lavoro nel settore auto tutti a scrivere che l'OCSE afferma che andranno persi milioni di posti di lavoro....

"Quel numero viene interpretato assumendo che TUTTE le perdite da pirateria (ottenute allo stesso modo con la prima parte del calcolo errato di cui sopra) ricadano sulle compagnie europee. Tuttavia questo è manifestamente errato in quanto le compagnie non europee (per esempio americane) sono le principali distributrici di opere cinematografiche e giocano inoltre un ruolo non trascurabile nel commercio della musica posta sotto copyright. "

A parte che la critica denota una scarsa conoscenza del mercato della musica. Prima di tutto le imprese cinematografiche e musicali non hanno più niente a che fare. Pertanto Universal Music non c'entra nulla con Universal Picture e Warner Bros niente con Warner Music, così come Columbia non è Sony. Detto questo, le società discografiche che operano in Europa generano ricavi che restano principalmente in Europa e i danni ad un gruppo come Vivendi, per esempio, azienda francese che ha sede in Francia sono danni per l'economia europea. In Italia, ad esempio, oltre il 54 % del venduto è costituito da repertorio italiano, e la pirateria colpisce le aziende con sede in Italia incidendo sui fatturati dell’azienda come e tanto quanto un’azienda locale. Non si capisce poi dove dovrebbero essere questi supposti benefici per società di importazione. Non solo, i danni ovviamente si riflettono anche sulla filiera i cui dati vengono da voi ignorati attribuendo un "raddoppio" arbitrario dei posti di lavoro quando la ricerca analizza le perdite per canale (vedasi appendice 7 dello studio integrale TERA) Avevo citato l'OCSE e suggerirei anche di leggere lo studio “ Magnitude of counterfeiting and piracy of tangible products – November 2009 update” e l'allegato sul digitale.

Saranno anche loro dei poveri studenti bocciati di statistica?

In ultimo ricordo un altro studio realizzato da KPMG per Amcham nel 2003. Anche lì sono stati usati degli elementi per la valutazione dei danni basati sul modello KPMG forensic utilizzato per quantificare i danni nelle controversie commerciali. In tutti questi studi i danni calcolati sono estremamente conservativi."

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lunedì, febbraio 27, 2012

The sky is rising: la risposta di Paolo Brini a Enzo Mazza

Nel precedente post Enzo Mazza ha voluto gentilmente partecipare alla discussione sui numeri della pirateria.

A proposito dello studio "Tera", in particolare, Mazza sostiene di non aver ancora letto smentite sui dati nello stesso riportati.

Mi ha scritto Paolo Brini, che con me ha curato un saggio sul tema, per replicare all'affermazione di Mazza.

La pubblico di seguito, lasciando ovviamente ad Enzo Mazza la possibilità di contro replicare qualora voglia farlo.

Buona lettura

"Lo studio di TERA non ha alcuna attendibilità per errori basilari. Prima di tutto, il calcolo delle perdite dei posti di lavoro nell'UE è ottenuto moltiplicando il numero totale di “infrazioni” riportate dai gruppi industriali per un un “tasso di sostituzione” arbitrario di 0,1 (citato da Enzo Mazza, qui basti far notare che ci sono studi che calcolano tale tasso, che pertanto non deve e non può essere fissato aprioristicamente >0), moltiplicato ancora per il prezzo medio di vendita del bene, diviso per il salario medio nell'Unione Europea, rimoltiplicato per 2 (altro fattore completamente arbitario) ed ulteriormente rimappato 1:1 (credo sia questo il 100% a cui si riferisce Boldrin) sui tassi stimati di crescita della diffusione dell'accesso a Internet a banda larga nei prossimi anni. Viene ottenuto un numero adimensionale che viene di nuovo arbitrariamente interpretato come "numero di posti di lavoro" che verranno "persi" nell'Unione nei prossimi anni (fino a 1.217.000). Basterebbe questo conteggio e questa lunga serie di assunzioni arbitrarie per far bocciare qualsiasi studente ad un esame di Statistica 1. Ciò fra l'altro implicherebbe che più si diffonde Internet, più si perdono posti di lavoro nell'UE, in progressione lineare. Ma c'è dell'altro.

Quel numero viene interpretato assumendo che TUTTE le perdite da pirateria (ottenute allo stesso modo con la prima parte del calcolo errato di cui sopra) ricadano sulle compagnie europee. Tuttavia questo è manifestamente errato in quanto le compagnie non europee (per esempio americane) sono le principali distributrici di opere cinematografiche e giocano inoltre un ruolo non trascurabile nel commercio della musica posta sotto copyright. Ammesso e non concesso che la pirateria rappresenti un danno per i paesi esportatori di monopoli intellettuali, occorrerebbe allora calcolare il beneficio per i paesi importatori, che sono, nei settori considerati, anche i Paesi Membri dell'Unione Europea.

Per la verità, questo errore viene ammesso direttamente dagli autori dello studio, anche se soltanto in una frasetta nelle conclusioni: "Per risultare pienamente consistenti, avremmo dovuto considerare i prodotti pirata nella proporzione locale/estero (per tutti i prodotti creativi considerati), MA QUESTI DATI NON ERANO DISPONIBILI." Questa frasetta, già da sola, è un'esplicita ammissione dell'inattendibilità dello studio, come ci si deve aspettare da qualunque "studio" che si basi su fattori di correzione fissati arbitrariamente, parametri di fantasia e dati non disponibili. Con un simile sistema, profondamente contrario al metodo scientifico comunque lo si interpreti (in senso Galileiano, Popperiano, Kuhniano, alla Feyerabend ecc.) un qualsiasi set di dati sperimentali può essere manipolato per trarre qualsiasi conclusione faccia comodo spacciare. Sarebbe una triste constatazione del fallimento della diffusione della cultura scientifica presso i policy maker se uno "studio" simile potesse essere da essi considerato una base sulla quale decidere politiche legislative di enforcement o comunque politiche concernenti i monopoli artificiali.

Riferimenti:
Nozioni elementari di statistica. Edizioni Giuridiche Simone, 2006
Borra, Di Ciaccio. Statistica: metodologie per le scienze economiche e sociali. Milano, McGraw-Hill, 2008
Piracy and Jobs in Europe: Why the BASCAP/TERA Approach is Wrong. Social Science Research Council,
As Expected, Ridiculous, Wrong, Exaggerating And Misleading Report Claims That 'Piracy' Is Killing Jobs "

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domenica, febbraio 26, 2012

The sky is rising (ovvero, i numeri sulla pirateria non tornano mai)





Qualche giorno fa Fabio Chiusi su L'espresso online ha pubblicato un lungo e dettagliato articolo dal titolo eloquente "Musica, la bufala delle major" in cui si contestano i dati forniti dall'industria musicale a sostegno dei danni da "pirateria".

Puntuale come la morte, è arrivata la replica di Enzo Mazza, presidente della FIMI: tutto falso, i numeri sono quelli e chi lo nega è un cialtrone.

Il problema è che le fila dei cialtroni continuano ad ingrossarsi: a fine gennaio è stato presentato il rapporto "The sky is rising" dove lo scenario delineato da Fabio Chiusi trova piena conferma.

Ho avuto modo di illustrarne i contenuti nel corso nella tavola rotonda "La riforma del diritto d’autore ed il rilancio del mercato degli audiovisivi digitali", organizzata dall'Istituto per la Competitività lo scorso 23 febbraio, destando la meraviglia e l'irritazione dei presenti, in primis del Commissario Agcom, Antonio Martusciello (si, proprio quello degli "arruffapopolo"), che nella sua relazione aveva sciorinato i soliti dati forniti direttamente dall'industria dell'intrattenimento (questo perchè l'Autorità è "indipendente").

E' stata mia premura farne avere il giorno seguente una copia allo stesso Martusciello, casomai decidesse di convertirsi al "conoscere per deliberare".

Ad esempio sarebbe interessante sapere se sbagliano la PricewaterhouseCoopers (PwC) e iDATE quando registrano che tra il 1998 e il 2010 "the value of the worldwide entertainment industry grew from $449 billion to $745 billion".

Così come sarebbe interessante sapere da chi o in che modo sono manipolati i dati fornti dalla IFPI (International Federation of the Phonographic Industry) secondo cui il valore globale dell'industria musicale nel 2005 era di 132 billion dollars, per salire nel 2010 a 168 billion dollars.

Ah, è vero ci sono i dati dello studio "TERA" e ogni credo religioso va sempre rispettato.

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venerdì, dicembre 02, 2011

Mandateci la guardia svizzera! (su copyright e pirateria)

"Internet ha radicalmente cambiato il modo in cui consumiamo musica, film e giochi per computer. Non sembra, tuttavia, che ciò influisca negativamente sull'attività culturale. Inoltre, il quadro giuridico attuale consente di contrastare le utilizzazioni illecite di opere in maniera adeguata, rendendo infondato un intervento legislativo".

Ecco, ci risiamo. L'ennesimo comunicato del Partito Pirata.

Ah no, scusate, è un comunicato stampa del Consiglio Federale Elvetico.

Come si legge nel testo, "il Consiglio degli Stati del 19 marzo 2010 chiedeva al Consiglio federale di esaminare l'opportunità di adottare misure contro le violazioni del diritto d'autore. I produttori del settore si erano in precedenza lamentati di una contrazione delle entrate. Il Consiglio degli Stati ha voluto assicurarsi che questa evoluzione non fosse sintomo di una crisi imminente della scena culturale svizzera".

Di fronte ad una simile domanda il Consiglio Federale cosa ha fatto? Proprio quello che è stato chiesto da molte associazioni, tra cui Agorà Digitale, nel corso delle audizioni in AGCOM sullo schema di regolamento in materia di diritto d'autore online: ha commissionato uno studio indipendente.

Risultato? E' venuto fuori che "in Svizzera fino a un terzo delle persone sopra i 15 anni scarica gratuitamente musica, film e giochi. Pare inoltre che, nonostante il grande interesse dei media e le numerose campagne di sensibilizzazione, la maggioranza degli utenti di Internet continui a non distinguere le operazioni lecite e illecite". E però, "la quota percentuale di reddito disponibile destinato ai consumi in questo ambito resta costante. Tuttavia, si osserva uno spostamento nel modo in cui questa cifra viene impiegata. Il denaro risparmiato utilizzando le borse di scambio viene rispeso comunque nel settore dell’intrattenimento, ma invece di acquistare supporti audio e video, i consumatori investono la parte risparmiata in concerti, visite al cinema e prodotti di merchandising."

Conclusione? "Visto lo spostamento delineato, i timori che questi sviluppi possano influire negativamente sull'attività culturale nazionale sono infondati. Il Consiglio federale non ritiene pertanto necessario un intervento legislativo".

Insomma il messaggio è chiaro: se prima di deliberare, si decide di conoscere, si finisce per scoprire che non c'è alcun bisogno di deliberare.

In AGCOM saranno così coraggiosi e spavaldi da decidere di volere conoscere per (e prima di) deliberare?

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domenica, ottobre 30, 2011

Caro Ministro Galan, non creda alle balle sulla pirateria

(Pubblico anche qui, per intero, il post pubblicato questa mattina su "Il Futurista" , su SocialMediaMarketing e su Computerlaw)

Nei giorni scorsi i rappresentanti di Confindustria Cultura Italia costituita da AESVI, AFI, AGIS, AIE, ANES, ANICA, APT, FEM, FIMI, PMI, UNIVIDEO e della BSA Business Software Alliance sono andati a piangere dal Ministro per i beni e le le attività culturali, Giancarlo Galan, per i terribili danni che la pirateria online sta infliggendo alla loro attività.

Strano, però, notare la presenza di ANICA, visto che (fonte SIAE) nel 2010 si è realizzato "un risultato che il cinema attendeva da 25 anni: superata nel 2010 la soglia dei 120 milioni di presenze al cinema. Gli ingressi in sala, nel corso dell’anno scorso, sono stati infatti 120.582.757, il 10,39% in più rispetto al 2009. Gli incassi sono cresciuti del +16,37% per un totale di 772.772.356 euro".

Strano in generale, trovare i rappresentanti dell'audiovisivo, visto che secondo un recentissimo studio realizzato nell'ambito del Parlamento Europeo, "the audiovisual and cinema sectors have prospered and grown steadily over the last 20 years".

Ma come, una crescita ininterrotta di 20 anni e si lamentano?

Ah già, come si legge nel comunicato dell'incontro, c'è "la ricerca condotta dalla società indipendente TERA Consultants" secondo cui "le industrie creative dei cinque principali mercati europei nel 2008 hanno subito perdite di circa 10 miliardi di euro e di 185mila posti di lavoro. Solo in Italia i danni sono stimati in 1,4 miliardi di euro, con 22.400 posti di lavoro perduti".

Vede Ministro, forse Le avrebbero dovuto dire che "The study was commissioned by the international chamber of Commerce's BASCAP iniziative", e, giusto per avere un quadro più completo, Le avrebbero dovuto dire anche cos'è BASCAP iniziative: "About International Chamber of Commerce/BASCAP. Recognising that the protection of intellectual property rights is vital to sound economies, the International Chamber of Commerce (ICC) established BASCAP - Business Action to Stop Counterfeiting and Piracy - to increase awareness of counterfeiting and piracy activities and the associated economic and social harm and call for greater commitments by governments in the enforcement and protection of IPR. The study was commissioned by BASCAP initiative with the aim to advance the development of methodologies to better understand the vitality of Europe's creative industries – and what is at risk."

Caro Ministro, Lei ha sufficiente esperienza per capire che se un cliente ti commissiona un certo studio, tu dirai al tuo cliente esattamente quello che vuol sentirsi dire.

E' preoccupante, allora, che nel comunicato sia riemerso lo spettro della inibizione dei siti esteri senza passare dall'autorità giudiziaria nell'ambito dell'emanando regolamento AGCOM ("In questo senso, mi auguro che l’AGCOM possa fare quel passo in avanti per inibire quelle piattaforme estere pirata che tanto male arrecano alle nostre imprese, ai nostri autori e alla nostra cultura") che, grazie ad una straordinaria mobilitazione, eravamo riusciti a far stralciare dal testo posto in consultazione.

Caro Ministro, abbia il buonsenso di ascoltare tutti e di acquisire ogni necessario strumento di conoscenza, prima di sposare questa o quella causa.

E' arrivato il momento di dire basta agli elargitori di paura che hanno come unico fine quello di tutelare i propri interessi particolari a scapito dell'innovazione e del futuro dei contenuti creativi



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sabato, luglio 16, 2011

"I cantieri aperti del diritto d'autore" assomigliano a quelli della Salerno-Reggio Calabria

Da qualche giorno è disponibile online il nuovo numero di Vivaverdi che si apre con un editoriale di Sapo Matteucci dal titolo "I cantieri aperti del diritto d'autore".

Nel testo si riferisce circa il Copyright Summit tenutosi a Bruxelles il 7 e 8 giugno u.s. dove ancora una volta si è discusso di quanti danni il digitale abbia prodotto agli artisti, di quanto cattivi siano i nuovi player del mercato (Google in testa) rei di lucrare sulle fatiche altrui senza riconoscere il giusto compenso, di come il web sia un far west (sic!) che necessiti di regole.

"Il mercato, nel caso quello digitale, non solo arriva sempre prima delle regole, avvantaggiandosi d’un Far West normativo, che dura da anni, ma sembra perennemente irraggiungibile. Ovvero, per ciò che riguarda i diritti degli autori, non regolabile".

Ora, affermare che esista in rete un far west normativo in materia di diritto d'autore non è una forzatura, o una semplificazione: è, più semplicemente, una cosa falsa.

Basti solo considerare (ma dovrebbe essere ovvio) che se non esistessero regole, non esisterebbero le tanto contestate violazioni.

Dunque, le regole ci sono.

Quello che si confonde è l'esistenza della regola con il suo ossequio. Se questo manca, e manca in modo generalizzato, in tutti i settori abitualmente ci si interroga sulla bontà della norma, nel diritto d'autore questo non avviene. L'unica risposta che si sa dare è: più sanzioni. E così andiamo avanti da 20 anni con risultati vicini allo zero.

Morettiamente verrebbe da esclamare, "ma si continuiamo a farci del male!"

Michel Barnier (Commissario al Mercato Interno) ha identificato quattro cantieri per adeguare la proprietà intellettuale all’era digitale: 1) una nuova Direttiva Europea che affronti il tema della gestione collettiva dei diritti d’autore; 2) un’ altra Direttiva sulla diffusione delle cosiddette Opere orfane; 3) la creazione d’un Libro Verde per facilitare la diffusione digitale delle opere audiovisive; 4) il rafforzamento della lotta contro la pirateria.

Ecco, per una volta, questi quattro cantieri apriamoli esattamente nell'ordine: cominciamo con l'eliminare i monopoli (quello SIAE, in testa) nella gestione collettiva dei diritti, poi affrontiamo il tema dei danni enormi al patrimonio culturale che una durata del diritto d'autore fuori dal tempo produce, passiamo poi alle misure per incoraggiare il mercato e, infine, ma solo infine, parliamo di pirateria.

Altrimenti viene il leggerissimo sospetto che questi cantieri siano come quelli della Salerno-Reggio Calabria: molti hanno interesse ad aprirli, pochi a realizzare l'opera.



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mercoledì, giugno 08, 2011

Tutto quello che non vi hanno mai raccontato sulla "pirateria"

Un libro di qualche anno fa aveva come provocatorio titolo “tutto quello che sai è falso”: allo stesso modo, il 14 giugno, alla Camera dei Deputati, scoprirete che tutto (o gran parte di) quello che vi hanno raccontato sulla pirateria digitale è falso.

Attraverso un’accurata analisi delle ricerche indipendenti degli ultimi dieci anni commissionate da prestigiose istituzioni universitarie e da numerosi governi verranno demoliti, uno dopo l’altro, i miti della retorica della pirateria.

Vi spiegheremo come le major dell’industria dell’intrattenimento hanno ingigantito i danni causati dalla condivisione di materiale protetto dal diritto d’autore attraverso reti P2P al solo scopo di esercitare pressione sui governi nazionali ed ottenere misure sempre più restrittive e pericolose per i diritti fondamentali degli utenti della Rete.

Vi racconteremo come, nei prossimi giorni, con una propria delibera l’AGCOM potrebbe sostituirsi all’autorità giudiziaria, spazzando via le garanzie della difesa e consentendo ai titolari dei diritti di inibire l’accesso dall’Italia di siti sospettati di violare il diritto d’autore senza passare da un giusto processo.

Il 14 giugno alla camera dei deputati vi racconteremo le verità che rischiano di diventare non più raggiungibili. www.sitononraggiungibile.it

Il 14 giugno p.v. alle ore dalle ore 13 alle 14 presso la Sala conferenze stampa della Camera dei Deputati ( ingresso Via della missione 4) avrà luogo la conferenza stampa di presentazione del “Libro Bianco su copyright e tutela dei diritti fondamentali sulla rete internet” patrocinato dalle Associazioni ADICONSUM, AGORADIGITALE, ALTROCONSUMO, ASSONET-Confesercenti, ASSOPROVIDER-Confcommercio, Studio Legale Sarzana.

Alla conferenza stampa sarà presente anche il Commissario Agcom Nicola D’Angelo e il Deputato (PD/radicali) Marco Beltrandi.

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giovedì, aprile 21, 2011

...io continuo ad usare YouTube

In rete si legge dell'ennesimo decreto di "sequestro" mediante inibizione disposto dalla Procura di Cagliari questa volta nei confronti di BTJunkie che, infatti, al momento risulta irraggiungibile.

L'accusa è sempre la stessa: concorso nella illecita diffusione e messa a disposizione del pubblico di opere coperte dal diritto d'autore.

In attesa di leggere il provvedimento, io continuo ad usare YouTube per guardarmi i film pirata. Tanto YouTube non lo "sequestra" nessuno.

Due pesi e due misure.

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sabato, novembre 13, 2010

AGCOM è decisamente wired: vai con la fuga di notizie

Qui la fuga di notizie.

Di seguito, invece, quello che da sette anni è previsto nel nostro ordinamento (e che, fino al caso The Pirate Bay, in pochi si erano letti) dal d.lgs 70/2003.

Art. 14
(Responsabilita' nell'attivita' di semplice trasporto - Mere conduit-)

(...omissis...)

3. L'autorita' giudiziaria o quella amministrativa, avente funzioni di vigilanza, puo' esigere, anche in via d'urgenza, che il prestatore, nell'esercizio delle attivita' di cui al comma 2, impedisca o ponga fine alle violazioni commesse.

Art. 15
(Responsabilita' nell'attivita' di memorizzazione temporanea - caching)

(...omissis...)

2. L'autorita' giudiziaria o quella amministrativa aventi funzioni di vigilanza puo' esigere, anche in via d'urgenza, che il prestatore, nell'esercizio delle attivita' di cui al comma 1, impedisca o ponga fine alle violazioni commesse.

Art. 16
(Responsabilita' nell'attivita' di memorizzazione di informazioni - hosting-)

(...omissis...)

3. L'autorita' giudiziaria o quella amministrativa competente puo' esigere, anche in via d'urgenza, che il prestatore, nell'esercizio delle attivita' di cui al comma 1, impedisca o ponga fine alle violazioni commesse.

Art. 17
(Assenza dell'obbligo generale di sorveglianza)

(...omissis...)

3. Il prestatore e' civilmente responsabile del contenuto di tali servizi nel caso in cui, richiesto dall'autorita' giudiziaria o amministrativa avente funzioni di vigilanza, non ha agito prontamente per impedire l'accesso a detto contenuto, ovvero se, avendo avuto conoscenza del carattere illecito o pregiudizievole per un terzo del contenuto di un servizio al quale assicura l'accesso, non ha provveduto ad informarne l'autorita' competente.

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giovedì, ottobre 21, 2010

Dalla Corte di Giustizia Europea una drastica limitazione al c.d. equo compenso

E' una decisione davvero molto importante quella appena presa dalla Corte di Giustizia Europea in materia di equo compenso (il corrispettivo per l'eccezione di copia privata che grava sui supporti di memorizzazione, quali lettori mp3, cd, dvd ed altro ancora).

Di seguito le determinazioni della Corte:

1. The concept of ‘fair compensation’, within the meaning of Article 5(2)(b) of Directive 2001/29/EC of the European Parliament and of the Council of 22 May 2001 on the harmonisation of certain aspects of copyright and related rights in the information society, is an autonomous concept of European Union law which must be interpreted uniformly in all the Member States that have introduced a private copying exception, irrespective of the power conferred on the Member States to determine, within the limits imposed by European Union law in particular by that directive, the form, detailed arrangements for financing and collection, and the level of that fair compensation.

2. Article 5(2)(b) of Directive 2001/29 must be interpreted as meaning that the ‘fair balance’ between the persons concerned means that fair compensation must be calculated on the basis of the criterion of the harm caused to authors of protected works by the introduction of the private copying exception. It is consistent with the requirements of that ‘fair balance’ to provide that persons who have digital reproduction equipment, devices and media and who on that basis, in laworin fact, make that equipment available to private users or provide them with copying services are the persons liable to finance the fair compensation, inasmuch as they are able to pass on to private users the actual burden of financing it.

3. Article 5(2)(b) of Directive 2001/29 must be interpreted as meaning that a link is necessary between the application of the levy intended to finance fair compensation with respect to digital reproduction equipment, devices and media and the deemed use of them for the purposes of private copying. Consequently, the indiscriminate application of the private copying levy, in particular with respect to digital reproduction equipment, devices and media not made available to private users and clearly reserved for uses other than private copying, is incompatible with Directive 2001/29.

Sicuramente avrò modo di riparlarne. Direi che è uno stop deciso a quel tentativo degli stati nazionali di utilizzare l'equo compenso per socializzare i presunti danni da pirateria.

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giovedì, ottobre 14, 2010

Sul downloading da YouTube

Ho letto questo articolo su Il Sole 24 ore dal titolo eloquente: "L'altra faccia dello streaming" di Alessandro Longo.

Il sottotitolo, non presente, ma facile da immaginare è che la cosa abbia a che fare con la pirateria digitale.

Mi ha colpito in particolare questa parte (che giuridicamente condivido in pieno): "Il boom più grande in Italia è ora però delle applicazioni di video/audio ripping. Da noi è usato molto soprattutto Free YouTube to Mp3 Converter", aggiunge Mazza. Sono software che consentono di rendere file, su hard disk, la musica ascoltata sul sito di streaming: in barba al copyright, s'intende. È l'altra faccia del boom dello streaming che, legalmente, sta aumentando gli utenti e i proventi delle case discografiche, che fanno accordi con YouTube. Lo streaming audio invece in Italia non è ancora decollato, anche se ci prova Dada.

Sul fatto che il downloading da YouTube non rientri tecnicamente nel concetto di copia privata (come tale lecita) mi ero espresso lo scorso marzo nel corso della conferenza annuale del circolo dei giuristi telematici.

Ripeto, a maggior ragione, quanto affermato allora: non è che con l'equo compenso per copia privata (che grava su qualsiasi memoria atta alla registrazione) stiamo semplicemente socializzando i presunti danni da pirateria?

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lunedì, ottobre 11, 2010

Una trasmissione televisiva non è un documento amministrativo

Curiosa la vicenda alla base della sentenza n. 32736/2010 del TAR Lazio, sez. III ter.

Il ricorso trae origine dal silenzio rifiuto formatosi su una richesta di copia della registrazione del programma televisivo "Un giorno in Pretura", intitolato "Cattivi Maestri".

Sotto il profilo squisitamente giuridico il Tribunale amministrativo ha avuto modo di affermare che "la normativa sull'accesso ha per oggetto i "documenti amministrativi", per essi intendendosi quelli che costituiscono espressione dell'esercizio di funzioni amministrative da parte della Pubbliche amministrazioni o dei soggetti incaricati di pubbliche funzioni. E' palese che tale connotazione non può essere riconosciuta ad un filmato relativo ad una trasmissione televisiva riconducibile alla Rai, trattandosi di un'opera di ingegno e non di un provvedimento amministrativo da essa emanato nell'esercizio di un potere autoritativo in esecuzione di un pubblico servizio".

L'elemento di curiosità è quanto riportato in altra parte del provvedimento dove la RAI nell'opporsi al ricorrenti "eccepisce l'inammissibilità del ricorso ....in primo luogo perché il filmato trasmesso su Rai Tre in data 1 marzo 2008 nel corso del programma televisivo "Un giorno in Pretura", intitolato "Cattivi Maestri", che costituisce oggetto della richiesta di ostensione, è visionabile e scaricabile dal sito Youtube".

A cui replica così il Tribunale: "L'eccezione non è suscettibile di positiva valutazione atteso che la stessa Rai afferma che si tratta di copia "non ufficiale" perché immessa sul sito senza autorizzazione".

Quando si dice che a parlar male della pirateria ci si fa dei danni da soli :-)

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martedì, settembre 07, 2010

Let's hack! Come riciclare un videogioco e diventare un pirata

Mi è capitato spesso di parlare, a lezione o durante i convegni, dell'enorme potenziale creativo liberato dalle nuove tecnologie e di come questo, nella maggior parte dei casi, si riveli confliggente con la normativa in materia di proprietà intellettuale. La conseguenza è che comportamenti, assolutamente inoffensivi, diventato illegali e chi li compie è tacciato di pirateria.

Su slashdot ho letto questo (e l'ho trovato entusiasmante):

"I bought a bunch of old Wing Commander games for Windows, but they use DirectDraw, which Microsoft has deprecated. They don't work too well under Windows 7, so I ended up reimplementing ddraw.dll using OpenGL to output the games' graphics. I wrote an article describing the process and all the fun workarounds I had to come up with, and released all related source code for others to hack on."

E' giusto che questo sia illegale? O è soltanto il frutto avvelenato di una legislazione proveniente da un'altra era e che non è mai stata adeguatamente ripensata per le nuove tecnologie?

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domenica, maggio 30, 2010

Parole sante...

"Se si comincia a parlare di DRM e diverse tecnologie con cui provare a gestire questi sistemi per noi è davvero una battaglia persa perché la community è sempre molto più vasta, e il numero di persone in circolazione che vogliono provare a contrattaccare quella tecnologia, che sia per piratare il gioco o semplicemente per curiosità, è molto più numeroso dei nostri team di sviluppo. La vera risorsa da giocare per vincere la battaglia contro la pirateria è dare ai videogiocatori una "piattaforma" online capace di attrarli fornendo loro strumenti di partecipazione attiva e di interconnessione con il mondo di gioco e gli altri player in tutto il mondo. " (Frank Pearce, co-fondatore di Blizzard Entertainment)

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domenica, aprile 18, 2010

FAPAV v. Telecom: updated

Grazie a Guido che ha avuto modo di leggere il testo dell'ordinanza del Tribunale di Roma sul caso FAPAV/Telecom, si ha un quadro più chiaro delle richieste del procedimento cautelare.

Sono decisamente diverse da quanto era stato riportato sulla stampa nei mesi scorsi. Non una mera riedizione del Caso Peppermint (chiedo al giudice civile di ordinare ai Provider di dirmi chi c'è dietro un determinato indirizzo IP, in modo che io possa far valere in giudizio le mie pretese nei suoi confronti), ma qualcosa di più complesso.

In particolare, Fapav aveva chiesto "di ordinare a Telecom di (a) comunicare alle Autorità di pubblica sicurezza tutti i dati idonei alla repressione dei reati di cui all’art. 171 LDA, (b) adottare tutte le misure sia tecniche che amministrative per impedire ovvero ostacolare l’accesso ai citati siti “usualmente utilizzati per accedere e riprodurre illecitamente contenuti audiovisivi non disponibili per il pubblico, (c) informare i propri utenti in ordine alla natura illecita delle condotte di riproduzione di opere audiovisive non disponibili al pubblico, “comunicando altresì che tali condotte costituiscono condotte contrattualmente vietate ai sensi del contratto di accesso a internet e, per l’effetto, che la prosecuzione di tali condotte potrà dare luogo alla risoluzione del contratto medesimo."

La prima richiesta è quella che, come scritto nel post di ieri, viene accolta giàcché trova fondamento nel richiamato articolo 17, comma 3, D.lgs 70/2003.

La seconda richiesta ricorda il caso The Pirate Bay (che, infatti, veniva citato nell'atto introduttivo): se a prima vista può sembrare stralunata, in realtà considerando le motivazioni del Tribunale del Riesame poste alla base dell'allora dissequestro di TPB una qualche fondatezza poteva pure averla. Non però alla luce della successiva sentenza della Cassazione.

La terza, invece, non si capisce davvero dove avrebbe dovuto trarre il suo fondamento giuridico.


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sabato, aprile 17, 2010

FAPAV v. Telecom: come volevasi dimostrare.

Come riferisce Repubblica, il Tribunale di Roma ha respinto le richieste di FAPAV nei confronti di Telecom di rivelare i nomi degli utenti collegati a determinati indirizzi IP nell'ambito di un procedimento civile per violazione dei diritti d'autore.

Il Tribunale di Roma, conformandosi all'orientamento già espresso nel caso Peppermint, ha ribadito che una simile richiesta può giungere solo dall'autorità giudiziaria nell'ambito di un procedimento penale.

Tuttavia, la decisione del Tribunale si segnala per un ulteriore aspetto che avvalora una tesi che avevo avuto modo di sostenere qualche tempo fa.

Posto che l'articolo 17, comma 3 del D.lgs 70/2003, così dispone: "3. Il prestatore e' civilmente responsabile del contenuto di tali servizi nel caso in cui, richiesto dall'autorita' giudiziaria o amministrativa avente funzioni di vigilanza, non ha agito prontamente per impedire l'accesso a detto contenuto, ovvero se, avendo avuto conoscenza del carattere illecito o pregiudizievole per un terzo del contenuto di un servizio al quale assicura l'accesso, non ha provveduto ad informarne l'autorita' competente", a me sembrava evidente che Telecom, avendo comunque avuto notizia (in ragione dell'instaurato giudizio civile) di quel carattere illecito, fosse tenuta a informare l'autorità giudiziaria.

Sul punto, stando a quello che riferisce Repubblica ("Su un solo aspetto il giudice accoglie il ricorso di Fapav: ha stabilito che Telecom deve girare all'autorità giudiziaria le segnalazioni che vengono dai detentori di copyright, riguardo a presunte attività illecite sulla rete dell'operatore"), il Tribunale di Roma sembra pensarla allo stesso modo.

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giovedì, marzo 18, 2010

Sulla pirateria danno i numeri... in tutti i sensi

La Fimi dà notizia di uno studio indipendente (finalmente!) che certificherebbe gli enormi danni prodotti dalla pirateria digitale, con annessa (solita) previsione catastrofica: "Entro cinque anni i danni economici all'industria creativa europea potranno ammontare a 240 miliardi di euro, con il sacrificio di oltre 1,2 milioni di operatori del settore".

Lo studio è stato redatto dalla Tara Consultants. Ora, non ci vuole certo il genio della lampada per capire che se il tuo cliente ti commissiona un certo studio, tu dirai al tuo cliente esattamente quello che vuol sentirsi dire.

E chi sarà il cliente che ha commissionato lo studio? "The study was commissioned by the international chamber of Commerce's BASCAP iniziative"

BASCAP iniziative... dunque si tratta di...

About International Chamber of Commerce/BASCAP
Recognising that the protection of intellectual property rights is vital to sound economies, the International Chamber of Commerce (ICC) established BASCAP - Business Action to Stop Counterfeiting and Piracy - to increase awareness of counterfeiting and piracy activities and the associated economic and social harm and call for greater commitments by governments in the enforcement and protection of IPR. The study was commissioned by BASCAP initiative with the aim to advance the development of methodologies to better understand the vitality of Europe's creative industries – and what is at risk.
www.iccwbo.org/bascap

Purtroppo lo studio non è disponibile per intero. C'è solo un executive summary da cui però emerge qualche dato interessante.

Come sono quantificati i danni causati dalla pirateria? Con un criterio la cui validità è stata ampiamente smentita, ovverosia "This study provides two scenarios of estimated piracy-driven losses looking forward to 2015, both based on Cisco System's Internet traffic forecasts and assuming that no measures are taken to address piracy".

In buona sostanza siamo ancora all'equivalenza "file sharing traffic"/"piracy-driven losses"! Ancora c'è chi vuole sostenere che ogni file scaricato sia un cd non venduto? Sul punto rimando alla lettura di altro studio, questa volta della Harward Business School, che evidenzia come ciò non corrisponda al vero. Ma a questo si potrebbe aggiungere lo studio della Fondazione Einaudi del 2006 e tante altre analisi dello stesso tipo condotte dalle università europee e americane più prestigiose.

Sulla pirateria si danno i numeri... proveremo a parlarne sabato 20, a Roma, al Teatro Capranica alla Festa dei Pirati.

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sabato, marzo 13, 2010

Parlando di musica, web e pirateria (video inchiesta de "L'Espresso")

Qualche mese fa Valeria Abate (nella foto) mi aveva intervistato nell'ambito di una video inchiesta che stava preparando per "L'Espresso" sul tema Musica e Web.

La video-inchiesta è ora online. Buona visione (o buona lettura)!


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