domenica, marzo 25, 2012

In risposta ad Anica: un altro straordinario anno per la musica digitale

Chi, ormai da qualche anno, legge con interesse il Digital Music Report della IFPI non resterà sorpreso nell'apprendere che anche il 2011 è stato un anno estremamente positivo per la musica digitale.

Nonostante il pianto greco (che, ovviamente, non manca anche all'interno del rapporto) sulla pirateria cui abbiamo tristemente assistito anche in questi giorni (v. il discorso del Presidente di AGCOM, Corrado Calabrò, nell'audizione tenutasi in Senato sul discusso regolamento dell'Autorità in materia di diritto d'autore), i dati dicono altro.

Per citare Placido Domingo, chairman di IFPI, "Thanks to the amazing technology of the internet, the audience for recorded music is fast-expanding across the world. Artists who might not otherwise find a way to make their music available can take advantage of the new ways to distribute music the internet offers" (n.d.a. quando le dicevamo noi queste cose, qualche anno fa, ci dicevano che eravamo dei criminali).

O, ancora, per citare Frances Moore, chief executive di IFPI, "Consumer choice has been revolutionised, as new models for consuming and accessing music are rolled out in new and existing markets. The number of paying subscribers to services such as Spotify and Deezer has leapt in the last twelve months, from an estimated eight to more than 13 million. At the same time, cloudbased services, such as iTunes Match, have become a reality in the marketplace, helping drive the popularity of music downloading".

Il Digital Music Report 2012 registra un tasso di crescita degli introiti nel 2011 dell'8%, il più alto dal 2004 (senza contare la crisi economica mondiale).

Nel 2010, la crescita era stata del 5%, sempre su scala mondiale.

Complessivamente, al momento, il mercato digitale rappresenta il 32% degli introiti dell'industria discografica con picchi del 52% negli USA, del 53 nella Corea del Sud e, addirittura del 71% in Cina (la patria della contraffazione).

Il numero di download legali nel 2011, sempre secondo il rapporto IFPI, è stato di 3.6 billion, con un incremento del 17%.

Leggendo questi numeri mi è tornato alla mente il comunicato di ANICA di qualche giorno fa, quello che, nell'esprimere il proprio disappunto per l'audizione di Calabrò al Senato, affermava testualmente: "La pirateria potrà così continuare indisturbata a distruggere l'industria cinematografica, come ha già fatto con l'industria musicale indipendente".


Guardando i numeri, l'augurio che sento di rivolgere ad Anica è che la pirateria riesca a distruggere l'industria cinematografica come ha fatto con l'industria musicale.

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domenica, ottobre 30, 2011

Caro Ministro Galan, non creda alle balle sulla pirateria

(Pubblico anche qui, per intero, il post pubblicato questa mattina su "Il Futurista" , su SocialMediaMarketing e su Computerlaw)

Nei giorni scorsi i rappresentanti di Confindustria Cultura Italia costituita da AESVI, AFI, AGIS, AIE, ANES, ANICA, APT, FEM, FIMI, PMI, UNIVIDEO e della BSA Business Software Alliance sono andati a piangere dal Ministro per i beni e le le attività culturali, Giancarlo Galan, per i terribili danni che la pirateria online sta infliggendo alla loro attività.

Strano, però, notare la presenza di ANICA, visto che (fonte SIAE) nel 2010 si è realizzato "un risultato che il cinema attendeva da 25 anni: superata nel 2010 la soglia dei 120 milioni di presenze al cinema. Gli ingressi in sala, nel corso dell’anno scorso, sono stati infatti 120.582.757, il 10,39% in più rispetto al 2009. Gli incassi sono cresciuti del +16,37% per un totale di 772.772.356 euro".

Strano in generale, trovare i rappresentanti dell'audiovisivo, visto che secondo un recentissimo studio realizzato nell'ambito del Parlamento Europeo, "the audiovisual and cinema sectors have prospered and grown steadily over the last 20 years".

Ma come, una crescita ininterrotta di 20 anni e si lamentano?

Ah già, come si legge nel comunicato dell'incontro, c'è "la ricerca condotta dalla società indipendente TERA Consultants" secondo cui "le industrie creative dei cinque principali mercati europei nel 2008 hanno subito perdite di circa 10 miliardi di euro e di 185mila posti di lavoro. Solo in Italia i danni sono stimati in 1,4 miliardi di euro, con 22.400 posti di lavoro perduti".

Vede Ministro, forse Le avrebbero dovuto dire che "The study was commissioned by the international chamber of Commerce's BASCAP iniziative", e, giusto per avere un quadro più completo, Le avrebbero dovuto dire anche cos'è BASCAP iniziative: "About International Chamber of Commerce/BASCAP. Recognising that the protection of intellectual property rights is vital to sound economies, the International Chamber of Commerce (ICC) established BASCAP - Business Action to Stop Counterfeiting and Piracy - to increase awareness of counterfeiting and piracy activities and the associated economic and social harm and call for greater commitments by governments in the enforcement and protection of IPR. The study was commissioned by BASCAP initiative with the aim to advance the development of methodologies to better understand the vitality of Europe's creative industries – and what is at risk."

Caro Ministro, Lei ha sufficiente esperienza per capire che se un cliente ti commissiona un certo studio, tu dirai al tuo cliente esattamente quello che vuol sentirsi dire.

E' preoccupante, allora, che nel comunicato sia riemerso lo spettro della inibizione dei siti esteri senza passare dall'autorità giudiziaria nell'ambito dell'emanando regolamento AGCOM ("In questo senso, mi auguro che l’AGCOM possa fare quel passo in avanti per inibire quelle piattaforme estere pirata che tanto male arrecano alle nostre imprese, ai nostri autori e alla nostra cultura") che, grazie ad una straordinaria mobilitazione, eravamo riusciti a far stralciare dal testo posto in consultazione.

Caro Ministro, abbia il buonsenso di ascoltare tutti e di acquisire ogni necessario strumento di conoscenza, prima di sposare questa o quella causa.

E' arrivato il momento di dire basta agli elargitori di paura che hanno come unico fine quello di tutelare i propri interessi particolari a scapito dell'innovazione e del futuro dei contenuti creativi



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