The sky is rising (ovvero, i numeri sulla pirateria non tornano mai)
TweetQualche giorno fa Fabio Chiusi su L'espresso online ha pubblicato un lungo e dettagliato articolo dal titolo eloquente "Musica, la bufala delle major" in cui si contestano i dati forniti dall'industria musicale a sostegno dei danni da "pirateria".
Puntuale come la morte, è arrivata la replica di Enzo Mazza, presidente della FIMI: tutto falso, i numeri sono quelli e chi lo nega è un cialtrone.
Il problema è che le fila dei cialtroni continuano ad ingrossarsi: a fine gennaio è stato presentato il rapporto "The sky is rising" dove lo scenario delineato da Fabio Chiusi trova piena conferma.
Ho avuto modo di illustrarne i contenuti nel corso nella tavola rotonda "La riforma del diritto d’autore ed il rilancio del mercato degli audiovisivi digitali", organizzata dall'Istituto per la Competitività lo scorso 23 febbraio, destando la meraviglia e l'irritazione dei presenti, in primis del Commissario Agcom, Antonio Martusciello (si, proprio quello degli "arruffapopolo"), che nella sua relazione aveva sciorinato i soliti dati forniti direttamente dall'industria dell'intrattenimento (questo perchè l'Autorità è "indipendente").
E' stata mia premura farne avere il giorno seguente una copia allo stesso Martusciello, casomai decidesse di convertirsi al "conoscere per deliberare".
Ad esempio sarebbe interessante sapere se sbagliano la PricewaterhouseCoopers (PwC) e iDATE quando registrano che tra il 1998 e il 2010 "the value of the worldwide entertainment industry grew from $449 billion to $745 billion".
Così come sarebbe interessante sapere da chi o in che modo sono manipolati i dati fornti dalla IFPI (International Federation of the Phonographic Industry) secondo cui il valore globale dell'industria musicale nel 2005 era di 132 billion dollars, per salire nel 2010 a 168 billion dollars.
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