Dplmodena.it di nuovo online: a me restano due interrogativi
Con
una nota diffusa nelle scorse ore, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha chiarito che
"non ha mai praticato azioni di censura nei confronti di iniziative o attività poste in essere dai propri dirigenti e dipendenti. Ogni intervento è stato sempre effettuato per garantire il rispetto delle leggi e delle regole vigenti. E, anzi, l’obiettivo è stato sempre quello di valorizzare le buone pratiche avviate dalle strutture del Ministero. Partendo da questi presupposti, i responsabili della Direzione della Comunicazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali hanno incontrato questa mattina i responsabili della Direzione del Lavoro di Modena. Nel corso dell’incontro, chiarite le ragioni che avevano portato a intervenire sul sito della DTL di Modena, sono state approfondite e definite le modalità di integrazione del sito stesso nel sistema di comunicazione istituzionale del Ministero.
Il sito della DTL di Modena sarà dunque riattivato da domani mattina e sarà raggiungibile anche dalla home page del sito del Ministero (www.lavoro.gov.it)".
Insomma, tutto è bene quel che finisce bene.
A me rimangono due interrogativi:
1. E' così difficile opeare un'integrazione delle migliori intelligenze che operano all'interno della pubblica amministrazione PRIMA che scoppi il caso giornalistico e non DOPO?
2. E' propio necessaria questa continua rincorsa a chi la spara più grossa? Se si vuole cambiare il Paese, forse è giunto il momento di assumere atteggiamenti e linguaggi diversi.

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Dplmodena.it chiuso: ora tocca a Ferrara e Nuoro?
La notizia ormai ha fatto il
giro del web: il segretariato generale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha di fatto imposto la chiusura del sito
www.dplmodena.it che ospitava contenuti di indubbio interesse giuslavoristico e che negli ultimi dieci anni ha fornito un servizio pubblico di gran lunga superiore a quello offerto dallo stesso sito del Ministero.
Da qui la critica (in alcuni casi decisamente
sopra le righe) dei primi commenti.
Se, però, si lascia da parte l'indignazione ad ogni costo, viene da chiedersi in quale paese serio sarebbe possibile che un'articolazione territoriale di un ministero registri un proprio dominio di secondo livello e gestisca in totale autonomia, grafica e di contenuti, notizie inerenti quello stesso ministero per oltre dieci anni.
Se si vuole andare davvero verso l'amministrazione digitale, non lo si può fare con ogni ufficio che si tira su il suo sito (per quanto pregevole) e lo gestisce come gli pare. C'è bisogno di coerenza, uniformità, affidabilità: altrimenti il cittadino potrebbe trovarsi di fronte ad informazioni, tutte apparentemente istituzionali e, al contempo, tutte diverse tra loro.
Insomma, l'indicazione del segretariato generale sarà pur tardiva, ma una sua logica ce l'ha.
L'unica cosa che, al momento, si fa fatica a comprendere è perché della richiesta di "chiusura" sia stata destinatario solo dplmodena.it e non altri due siti dello stesso tenore dplferrara.it e dplnuoro.it (forse ce ne sono anche altri, ma questi due risultano facilmente facendo una ricerca su google).
Perché o le regole valgono per tutti, oppure ben venga lo spontaneismo locale.
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ODI et amo
Pare che del
Fondo ODI, il Fondo per lo Sviluppo dei Comuni di Confine (dite la verità, ne sentivate la mancanza?) non si possa che pensar bene.
Sondaggio: Cosa pensa di questa iniziativa?
Possibili risposte: a) Mi piace molto; b) Era ora di fare una cosa di questo genere; c) Bellissima idea (!!!!!!)
Comincio ad avere qualche idea su come si potrebbero recuperare soldi per la manovra finanziaria...
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Attivismo in rete
Segnalo due interessanti campagne partite oggi.
Agenda Digitale: si chiede alla classe politica l'adozione di un'agenda digitale per l'Italia coinvolgendo le rappresentanze economiche e sociali, i consumatori, le università.
Buona Rete a tutti.
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Altalex sito pericoloso? Secondo Google si (UPDATED)

Questa mattina
cercando su Google Altalex, uno dei principali siti italiani di informazione giuridica, mi sono visto (vedi screenshot sopra) mettere in guardia sul fatto che si potesse trattare di un sito potenzialmente pericolo per il mio computer e quindi, se avessi deciso di accedervi, sarebbe stato a mio rischio e pericolo.
Incuriosito, ho cliccato sul link di avvertimento per capire meglio come fosse possibile che un sito storico ed autorevole quale Altalex fosse finito in una qualche black list e ho trovato questo: "Desideriamo che i nostri utenti si sentano al sicuro quando eseguono ricerche nel Web: per questo motivo lavoriamo continuamente per identificare i siti pericolosi e aumentare la protezione per i nostri utenti. Questo messaggio di avviso viene visualizzato con i risultati di ricerca che abbiamo identificato come siti web che possono installare software dannoso sul tuo computer"
Ancora non ho capito se Altalex sia stato infettato o sia un falso positivo. Sarei però curioso di scoprirlo.

Altalex non è più indicato come sito malevolo, mentre i siti satellite "Massimario", "Altalexmese" ecc. ancora si.
A questo punto mi pare evidente si sia trattato di un errore che sarà definitivamente risolto nelle prossime ore.
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Norme da importare
Via techdirt apprendo di una vicenda statunitense che dimostra come una buona norma possa evitare tante discussioni e fantasiosi pronunciamenti dei giudici sulla responsabilità dei titolari di siti internet per i commenti diffamatori pubblicati sugli stessi.
La buona norma in questione è quella contenuta nella
section 230 del Communications Decency Act che così recita:
"No provider or user of an interactive computer service shall be treated as the publisher or speaker of any information provided by another information content provider".
La vicenda è quella di un ex presentatore, Toni Miles, coinvolto in una vicenda giudiziaria di droga poi rivelatasi infondata che, sentendosi diffamato dai commenti
apparsi a corredo di un articolo pubblicato su wlox decide di citare in giudizio proprio wlox per aver permesso
"unfiltered online comments which contained false information".
Questo quanto sentenziato dal giudice che ha respinto la richiesta:
"In the present case, Miles alleges that the defendants “ran a news article and subsequently allowed unfiltered online comments which contained false information.” (Compl. at 5). Miles does not allege that the defendants wrote or revised the false comments. In fact, she alleges that the comments were not filtered by the defendants. Furthermore, she complains that the defendants merely allowed the comments, and there is no indication or allegation that the defendants encouraged defamatory comments on their website. As a result, the Court finds that the defendants are immune from liability for the allegedly defamatory third-party comments published on its website pursuant to the Communications Decency Act."
Si potrebbe obiettare che analoga immunità è assicurata dalla direttiva sul commercio elettronico e dal d.lgs 70/2003, ma a me sembre che questa disposizione del Communications Decency Act abbia una portata più ampia sotto il profilo soggettivo e abbia il pregio della chiarezza e della semplicità.
La importiamo?
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Ho provato anche a capovolgere il monitor
Da www.innovazionepa.gov.it:
"Nasce il nuovo portale "Italia.gov.it", il motore dell'Amministrazione Digitale. Lo hanno presentato questa mattina, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Vidoni, il Capo di Gabinetto del Ministro Brunetta Carlo Deodato, il Commissario Straordinario di DigitPA Fabio Pistella, il Direttore Generale di DigitPA Giorgio De Rita e il Presidente di FormezPA Carlo Flamment".
Dateci un'occhiata. Se riuscite a capirne l'utilità fatemi sapere, io ho provato anche a capovolgere il monitor ma la situazione non è migliorata.
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Chi difenderà il sito cinese?
Solo che questa volta si tratta di un sito cinese che vende merce che si sostiene essere contraffatta.
Il provvedimento emesso dal GIP di Treviso è in tutto e per tutto identico a quello che suscitò indignazione e polemica nel caso The Pirate Bay: un sequestro attuato tramite inibizione all'accesso dall'Italia, chiamando in causa i provider e chiedendo loro di rendere inaccessibile il dominio in questione,
www.belstaffuk. com (al momento ancora raggiungibile).
Chissà se huang jianhai (il nome che si legge nel
whois) troverà analogo supporto nazionale e internazionale (e ce ne sarebbero di motivi, considerato lo sfruttamento umano che si nasconde dietro le produzioni delocalizzate delle grandi firme), oppure una borsa finto Gucci mostrerà di avere meno
"appeal" della copia pirata di Kung Fu Panda.
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