A pag. 12 c'è un passaggio che evidenzia ormai la follia che si è impadronita dell'autorità e, dunque, quanto forte debba essere il nostro aiuto per ricondurla su un terreno proprio di uno stato di diritto: "...basandoci sull'esperienza acquisita in materia di diritto di cronaca noi abbiamo previsto un sistema di fair use che si fonda sulle eccezioni previste dalla legge sul diritto d'autore...".
Delle due l'una: o Calabrò ignora totalmente cosa sia il fair use disciplinato dal Copyright Act statunitente (e, dunque, quanto quella disciplina sia lontana dal nostro sistema di diritto d'autore), oppure pensa che l'intervento regolamentare dell'Autorità possa innovare la legislazione vigente.
La corte distrettuale del Nevada ha di recente assestato un duro colpo ai c.d. Copyright troll, soggetti dediti all’acquisizione dei diritti d’autore di terzi al solo scopo di intentare controversie giudiziarie per presunti casi di “copyright infringment”.
Nel caso Righthaven vs. CIO (Center For Intercultural Organization), deciso il 22 aprile u.s., il giudice adito ha ritenuto un uso consentito (fair use) e, dunque, lecito la ripubblicazione da parte di un’ente non profit sul proprio sito di un articolo originariamente apparso sul Las Vegas Review Journal per finalità di divulgazione e di critica.
La scorsa settimana, durante il South by SouthWest 2009, si è tenuta una conferenza nel corso della quale sono stati analizzati alcuni video generati dagli utenti per valutare quali, secondo due esperti legali, fossero da considerarsi "leciti", pur in assenza di autorizzazione dei titolari dei diritti.
Qualunque legale immagina già quale possa essere la valutazione finale: dipende.
Per ogni video (fatta eccezione, forse, per il primo selezionato, avente connotati spiccatamente politici) c'erano buone ragioni in un senso o nell'altro.
La considerazione che ne discende è che, se la legislazione pone l'intermediario - il gestore della piattaforma di hosting - in una posizione scomoda, in cui, nel dubbio, meglio rimuovere, ecco allora che, di fatto, anche quelle utilizzazioni rientranti nel concetto di "fair use" non hanno possibilità di sopravvivere.
E' un problema che fu sollevato anche da McCain nel corso dell'ultima campagna presidenziale americana, in una bella lettera a Google, la cui risposta fu, essenzialmente, "Lei ha ragione, facciamo tutto il possibile per prevenire gli abusi dei titolari dei diritti, ma la legge ci mette in una posizione scomoda".
In rete, la libertà di espressione è intermediata. Se non garantiamo gli intermediari, perdiamo quella libertà, senza bisogno di tirarla via da un testo di legge.
P.s. qualunque cosa ne pensiate dell'estensione del Fair Use, penso che concorderete sul fatto che quest'uomo è un genio :-)
Nelle grandi battaglie a tutela della creatività nessuno può considerarsi al sicuro, neppure un aspirante candidato alla Presidenza degli Stati Uniti d'America. Il Senatore John McCain si è visto recapitare dalla Fox una lettera di diffida per aver utilizzato, in uno spot della propria campagna presidenziale, pochi secondi di un dibattito televisivo trasmesso per l'appunto dalla Fox in cui ironizzava sulla proposta della senatrice democratica, Hilary Clinton, di istituire un museo dedicato al concerto di Woodstock. Nel filmato incriminato c'è il logo della Fox che compare in basso a sinistra per pochi secondi e così la Fox chiede che quei lunghissimi 18 secondi vengano rimossi. Il senatore McCain ha respinto al mittente la richiesta, sostenendo che si tratta di un uso perfettamente lecito e consentito dalle disposizioni in materia di Fair Use. Chissà come andrà a finire, nel frattempo però potete guardare la pietra dello scandalo.
In un mondo non completamente impazzito vi sembrerebbe possibile che la UNIVERSAL (una multinazionale che fattura milioni di dollari) si prenda la briga di chiedere a YouTube la rimozione di un video amatoriale in cui un bambino balla, solo perchè la musica su cui il pargolo balla è "Let's go crazy" di Prince di cui detiene i diritti? La risposta più ovvia sarebbe "No, certo che no!" ed invece è successo veramente il mese scorso. E adesso la EFF (Electronic Frontier Foundation) ha intentato causa alla Universal. Vedremo come andrà a finire.
P.s: Se non siete troppo deboli di cuore potete anche guardare in faccia il pirata ;-)