Questo blog non è stampa clandestina
Come riferisce l'amico
Fulvio Sarzana, ieri la Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna inflitta dalla Corte di Appello di Catania al giornalista e storico Carlo Ruta, reo, secondo i giudici siciliani, del delitto di stampa clandestina per aver omesso di registrare con le formalità previste dalla legge sulla stampa il proprio sito "Accadde in Sicilia".
Una sentenza che già allora era apparsa agli addetti ai lavori priva di un solido fondamento.
Finalmente la Cassazione (peraltro, confermando il proprio costante orientamento su tale aspetto) ha messo la parola fine alla vicenda: Il fatto non sussiste.
Possono tirare un sospiro di sollievo i tanti blogger che quotidianamente contribuiscono a informare e sollecitare il dibattito pubblico: non siamo pericolosi criminali dediti a pubblicazioni clandestine.
Etichette: Caso, clandestina, ruta, stampa
Rassegne stampa online: per renderle lecite, l’Italia segua la via francese.

Negli ultimi giorni
si è (ri)acceso in Rete il dibattito inerente
la liceità delle rassegna stampa che numerose amministrazioni pubbliche, per il tramite dei propri siti istituzionali, mettono a disposizione dei cittadini, i quali si trovano così nella condizione di leggere del tutto gratuitamente articoli di attualità tratti dai principali quotidiani o periodici.
Con lettera del 16 marzo u.s., la FIEG ha intimato alle predette amministrazioni di porre termine al servizio o, in alternativa, di acquisire apposita licenza.
Siamo di fronte all’ennesima frizione tra la regolamentazione vigente in materia di diritto d’autore e i comportamenti abilitati dalle nuove tecnologie che consentono una riproducibilità pressocchè immediata di qualsivoglia contenuto, con altrettanto immediata possibilità di condivisione.
(continua su Libertiamo)Etichette: censura, diritto d'autore, online, rassegna, stampa
#liberalizziamoilfuturo

L'inizio dello slogan che, come Agorà Digitale, abbiamo scelto per la nostra campagna adesioni 2012 recita:
"Bisogna darsi da fare in un modo accanito".
Non l'abbiamo mai vissuto come un semplice messaggio ad effetto, ma come la sintesi del nostro modo di operare.
Nelle prossime 48 ore dovremo darci da fare in un modo ancora più accanito perchè non si perda la straordinaria occasione di liberare il Paese da una serie di vincoli antistorici che rappresentano, al contempo, il principale ostacolo per la nascita di nuove iniziative imprenditoriali.
Nel corso di una
conferenza stampa, convocata presso il Senato della Repubblica, mercoledì 8 febbraio, ore 11:00 presenteremo il pacchetto di riforme
#liberalizziamoilfuturo.
Perchè abbiamo bisogno di liberarci dal monopolio SIAE e dall'odioso bollino (inutile balzello nella lotta alla pirateria), perchè abbiamo bisogno di scegliere, come regola e non come eccezione, soluzioni a codice aperto per il software della PA (come volano per le piccole e medie imprese che con il software libero/open source lavorano), perchè dobbiamo restituire al mercato la possibilità di decidere quali e quanti sconti applicare sui libri che compriamo, perchè dobbiamo liberare le biblioteche da una serie di vincoli che ne limitano fortemente la funzione di diffusione della cultura, anche digitale.
Come ha scritto Luca Nicotra, segretario di Agorà Digitale, sul
suo blog:
"Mercoledì quindi non faremo promesse. Presenteremo codice. Codice dello stato, cioè norme. Contenuti in emendamenti che dal decreto liberalizzazioni a quello semplificazioni ci permettano di cambiare passo. Ora. Davvero, cosa dobbiamo aspettare? Che siate un'associazione, un imprenditore o un esperto di nuove tecnologie scrivete subito. (nicotra@agoradigitale.org). E vi sarà dato spazio. E credito (altro principio delle comunità aperte). Ma solo se la vostra proposta può diventare velocemente codice."Il nostro tempo è ora.Etichette: agorà digitale, conferenza, futuro, innovazione, liberalizzazioni, senato, stampa
La Corte Costituzionale su Internet e Stampa
E' davvero molto interessante l'ordinanza con cui la
Corte Costituzionale ha dichiarato
"la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell’articolo 11 della legge 8 febbraio 1948, n. 47 (Disposizioni sulla stampa), «nella parte in cui esclude dalla responsabilità civile ivi prevista il proprietario ed editore del sito web, sul quale vengono diffusi giornali telematici», sollevata, in riferimento all’articolo 3, primo comma, della Costituzione".
A leggerla dal fondo si rischierebbe di esserne fuorviati perchè si potrebbe pensare che la Corte abbia ritenuto di avallare l'idea di un'ontologica diversità tra Internet e Stampa, anche di recente sottolineata dalla Corte di Cassazione.
In realtà così non è.
La manifesta inammissibilità discende soltanto dal fatto che "la questione di legittimità costituzionale sollevata dal rimettente non è rilevante nel giudizio principale".
Cosa dicono allora i Giudici delle leggi?
Lasciano intendere a mio avviso che il disposto dell’art. 11 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, recante «Disposizioni sulla stampa», ai sensi del quale "per i reati commessi col mezzo della stampa sono civilmente responsabili, in solido con gli autori del reato e fra di loro, il proprietario della pubblicazione e l’editore", è di dubbia la compatibilità "col principio di uguaglianza, sancito dall’art. 3 Cost., in quanto essa accorda una tutela ingiustificatamente più ampia alle persone offese da reati commessi col mezzo della carta stampata, rispetto a quelle che il medesimo reato abbiano subito col mezzo di un giornale telematico" (come sostenuto dal giudice del rinvio)
Tale disparità di trattamento non è giustificata, perché la diffusione della rete internet, avvenuta negli ultimi anni, consente ai giornali telematici una divulgazione potenzialmente analoga, se non superiore, a quella dei giornali stampati"
E allora perchè tale disposizione non è stata dichiarata incostituzionale? Semplicemente per una ragione processuale (" l’eventuale accoglimento della questione non potrebbe condurre ad una pronuncia di condanna al risarcimento del danno del presunto responsabile civile nel giudizio a quo, perché, come è stato già chiarito, «una sentenza di questa Corte non può avere l’effetto di rendere antigiuridico un comportamento che tale non era nel momento in cui è stato posto in essere»).
Insomma, a mio avviso, ogni norma che vada ad ancorare la responsabilità civile dell'editore ad un particolare procedimento di riproduzione e che, quindi, non tenga conto del progresso tecnologico (che consente di fare la stessa cosa, con procedimenti differenti) non dovrebbe essere compatibile con il principio di eguaglianza sancito dall'articolo 3 della nostra Carta Costituzionale.
Etichette: Corte. Costituzionale, editore, internet, ordinanza, responsabilità, stampa
Tribunale di Viterbo: un forum non è assimilabile ad una testata giornalistica
Interessante
ordinanza del Tribunale di Viterbo, in sede di reclamo, nel procedimento cautelare che vede contrapposte Mega Trends srl e ADUC per alcuni post pubblicati sul forum di quest'ultima.
Secondo i giudici viterbesi, "il forum non è una pubblicazione con una propria identità editoriale, quale può essere un media a mezzo stampa, una trasmissione televisiva o giornalistica ma è un luogo aperto, accessibile a tutti, ove la comunicazione fra soggetti si realizza senza mediazione se non quella tecnica; è una bacheca della piazza virtuale sulla quale il controllo in entrata non è materialmente possibile se non a prezzo del sacrificio della sua preziosa qualità".
Etichette: aduc, forum, ordinanza, stampa
Cassazione su siti internet e responsabilità editoriale
Su
Rainews viene data notizia del pronunciamento con cui la Corte di Cassazione (Cass. Pen. Sez. V, n. 35511/2010) ha annullato senza rinvio (perchè "il fatto non e' previsto dalla legge come reato") una sentenza della Corte d'appello di Milano che aveva dichiarato prescritto il reato di cui all'articolo 57 c.p. contestato al direttore della testata Merateonline per un articolo a carattere diffamatorio.
L'articolo 57 citato così recita:
Art. 57.
Reati commessi col mezzo della stampa periodica
Salva la responsabilità dell'autore della pubblicazione e fuori dei casi di concorso, il direttore o il vice-direttore responsabile, il quale omette di esercitare sul contenuto del periodico da lui diretto il controllo necessario ad impedire che col mezzo della pubblicazione siano commessi reati, è punito, a titolo di colpa, se un reato è commesso, con la pena stabilita per tale reato, diminuita in misura non eccedente un terzo.
La Cassazione,
ribadendo un suo precedente orientamento, ha ritenuto inapplicabile tale disposizione al gestore di un sito internet, sia pure a carattere informativo, rilevando "
l'assoluta eterogeneità della telematica rispetto agli altri media".
Conseguentemente, secondo la Corte, non possono essere chiamati a rispondere per un'eventuale condotta omissiva i gestori di forum, blog o siti informativi, non essendo rinvenibile nel nostro ordinamento alcun obbligo giuridico di controllo preventivo sugli stessi incombente.
Al contrario, si dice che "la cosiddetta interattività renderebbe probabilmente vano il compito di controllo del direttore di un giornale on-line".
Mi pare, dunque, che al di là di qualche estemporanea pronuncia di merito, la giurisprudenza di legittimità abbia ben chiara la differenza tra una testata giornalistica (anche telematica) registrata e la molteplicità di siti a carattere meramente informativo.
Etichette: blog, cassazione, forum, internet, siti, stampa
Il blog non è stampa (e, dunque, può essere sequestrato)
La buona notizia è che, pian piano, si rafforza l'orientamento giurisprudenziale per cui un Blog non può essere equiparato alla stampa. La cattiva notizia è che, in virtù della mancata equiparazione (e dei minori vincoli), non trovano applicazione nei confronti dello stesso i limiti in materia di sequestro previsti per la carta stampata.
Il Tribunale di Milano, XI sez. penale, con ordinanza del 21 giugno 2010 (stando a quanto riporta oggi il Sole 24 ore a pag. 39) ha ritenuto che "all'articolo oggetto del sequestro impugnato potrebbero essere estese le garanzie costituzionali previste in materia di sequestro della stampa, invocate dalla difesa, soltanto qualora l'indagato avesse adempiuto alle prescrizioni sopra ricordate in materia di indicazione di direttore responsabile (senza che ovviamente possa valere quale equipollente la dicitura "sito a cura di .... responsabile", che si rinviene nel blog, la quale non è soggetta ad alcuna verifica e potrebbe essere disconosciuta in qualsiasi momento dall'interessato) e di registrazione".
La pronuncia, inoltre, sempre a quanto si legge nell'articolo, ha ritenuto che l'equiparazione operata dalla legge 62/2001, con relativo obbligo di registrazione, trovi applicazione solo nel caso in cui l'editore intenda avvalersi delle sovvenzioni previste per il settore e disciplinare dalla medesima legge.
Nessun obbligo di registrazione, dunque, per i blog. Solo una facoltà.
Etichette: blog, ordinanza, registrazione, sequestro, stampa
Se querelando io... (ovvero, sia chiaro che la stampa deve rimanere libera... pure quella di destra?)
Via
DestraLab (lo so, sono un nostalgico, a me piace ancora citare le fonti da cui apprendo le notizie!) vengo a conoscenza della
vicenda che vede opposti il Legno storto, quotidiano online registrato presso il Tribunale di Milano, e due magistrati di spicco, Palamara e Davigo, oltre che, per altra vicenda, il sindaco di Montalto di Castro, Salvatore Carai, del Partito Democratico.
Oggetto del contendere alcuni articoli dal contenuto reputato diffamatorio o minaccioso.
Potete leggerli e farvi un'idea. Ogni cittadino che si senta ferito nel proprio onore e nella propria reputazione ha il sacrosanto diritto di rivolgersi alla magistratura per ottenere giustizia. Se, però, il cittadino (o cittadini) in questione si spende per spiegare quanto la libertà di stampa sarebbe in pericolo nel nostro paese e di quanto sia, al contrario, giusto che i giornalisti siano liberi di scrivere cose anche dure per incalzare il potere, allora da quel cittadino ci si aspetterebbe maggiore "tolleranza" e "pazienza".
Riporto qui di seguito un brano della lettera che "Il Legno Storto" pubblica oggi:
"Sappiamo bene che, se il nostro giornale fosse schierato sul fronte delle Sinistre, a questo punto, davanti ad un episodio analogo, sarebbe già partita una crociata in nostra difesa, a sostegno della libertà di stampa e di opinione. L'Ordine dei Giornalisti farebbe fuoco e fiamme, il Sindacato minaccerebbe sfracelli. Ma noi non apparteniamo a questo schieramento, e dobbiamo aspettarci che in nostra difesa insorgano, forse, solo i nostri lettori, e qualche singolo amico e compagno di avventura"
Non vi preoccupate, amici de "Il Legno Storto", sono sicuro che la crociata partirà. Piano, piano. Poco, poco. Come piace a noi :-)
Etichette: espressione, internet, legno, libertà, stampa, storto
C'è un problema democratico e di libertà di espressione... in Francia
La deriva totalitaria in Francia ormai è evidente. Mi chiedo perchè il Parlamento Europeo non se ne occupi, perchè non intervenga l'ambasciata americana... cos'altro bisogna attendere?
La Francia è stato il paese che per primo ha approvato la legge più liberticida per Internet che l'Europa occidentale conosca:
disconnessione dalla Rete per violazione ripetuta del diritto d'autore... tradotto: fai tre copia/incolla sbagliati e ti ritrovi a non poter dialogare più con la tua banca o il tuo comune per via telematica.
Ora Augustin Scalbert, giornalista del sito indipendente Rue89.fr,
rischia 5 anni di carcere e
una multa da 375mila euro per aver postato un paio d'anni fa sulla pagina web del sito un fuori onda del presidente Sarkozy... e che siamo in Libia?
L'OSCE ha già detto qualcosa, vero?
Etichette: disconnessione, francia, internet, libertà, stampa
Quanta stampa clandestina? Un bel pò...
Tutti sovversivi?
Etichette: carlo ruta, clandestina, internet, partito pirata, stampa
Blog e Stampa clandestina: la sentenza
Daniele Minotti pubblica sul suo blog
la sentenza di condanna per stampa clandestina del blogger Carlo Ruta. Il caso era esploso lo scorso giugno sollevando un vespaio di polemiche nella blogosfera (e arrivando persino in parlamento con
un'interrogazione... prematura).
Ho letto velocemente il provvedimento e non ho potuto fare a meno di pensare ad un altro provvedimento, letto poco tempo fa, di segno totalmente opposto (il testo lo trovate
qui), in cui è dato leggere:
"Secondo la chiara enunciazione normativa di cui all'art. I legge 47/48 per stampa deve intendersi "tutte le riproduzioni tipografìche o comunque ottenute con mezzi meccanici o fisico chimici, in qualsiasi modo destinate alla puhblicazione". Orbene, appare palese che se questa è la nozione di stampa normativamente predeterminata, in essa non possono comprendersi anche quei mezzi in cui la diffusione di notizie avvenga in via telematica, come internet. Le peculiari caratteristiche tecniche del mezzo di diffusione costituito dalla rete alla quale tutti accedono liberamente mediante il contatto telefonico e in cui è attualmente ammessa la creazione di spazi virtuali - forum, chat, blog ed altro - direttamente accessibili da parte degli utenti senza un filtro preventivo da parte del webmaster (responsabile di un sito web), non consentono assilllilazioni di sorta al mezzo della stampa periodica (e non periodica)"Due considerazioni a caldo:
1. Sul punto l'incertezza regna sovrana
2. E' proprio vero che il buon avvocato è quello che risponde ad ogni quesito con una sola parola: "dipende" :-)
Etichette: blog, carlo ruta, clandestina, sentenza, stampa
Blog e stampa clandestina: interrogazione preventiva

Un paio di settimane fa aveva destato un certo scalpore in rete
la notizia dello storico siciliano, Carlo Ruta, condannato pe stampa clandestina per via del suo blog.
Una storia che una certa indignazione la suscita: quando il diritto si allontana dal buon senso produce mostri e che un blog sia qualcosa di diverso da ciò che nel 1948 (eh si, la legge sulla stampa porta data 1948) si intendeva punire con il reato di "stampa clandestina" è di agevole intinuizione.
Tuttavia non si può commentare una sentenza senza conoscerne le motivazioni: anche questo rientra nel regno del "buon senso".
Ciò detto, se è vero che le motivazioni della sentenza ancora non ci sono, già esiste un'interrogazione parlamentare (che potete leggere di seguito) presentata dal
sen. Vincenzo Vita in cui si chiede al Ministro della Giustizia di
"promuovere i dovuti accertamenti sulle reali motivazioni che hanno ispirato la sentenza di condanna nei riguardi del dott. Carlo Ruta."Insomma predìca Alfano le motivazioni reali, perchè tanto quelle in sentenza di sicuro non lo saranno (?!?!?).
Al Ministro della Giustizia,
Premesso che,lo scorso 8 maggio 2008, con sentenza della sezione penale del Tribunaledi Modica, lo storico siciliano Carlo Ruta è stato condannato per reatodi “stampa clandestina”, a seguito della pubblicazione di numerosi documenti storici e a sfondo sociale sul sito www.accadeinsicilia.net,che aveva, prima della sua chiusura, caratteristiche di un vero eproprio blog;
il processo a carico dello storico Carlo Ruta era stato avviato, pressoil tribunale di Modica, dietro denuncia presentata in data 10 dicembre2004, dal procuratore della Repubblica presso il tribunale di Ragusa. Intale denuncia, il magistrato asseriva che: “il sitowww-accadeinsicilia.net risulta immesso e mantenuto in rete in paleseviolazione e contrasto con la normativa vigente, ai sensi dell’articolo1 della legge 7 marzo 2001”. Veniva precisato, altresì che: “Non puònutrirsi dubbio alcuno … che il sito in questione, per lecaratteristiche di periodicità delle pubblicazioni ivi contenute e per il carattere prevalentemente informativo che lo connota, sia daritenersi per intero assoggettato alla vigente legge sull’editoria e,come tale, allo stato di fatto, contrastante con le norme di cui allalegge 8 febbraio 1998 n. 47”;
la Polizia postale di Catania, tuttavia, incaricata dal Tribunale di Modica di effettuare accertamenti sul suddetto sito internet, con proprio rapporto aveva comprovato la non regolare periodicità degli aggiornamenti tematici;
rilevato che lo storico Carlo Ruta, attraverso il predetto sito, ha pubblicato vari libri d’inchiesta e ha passato al vaglio e documentato fatti storici di indubbia rilevanza, come quello di Portella della Ginestra, svariati temi scottanti e casi giudiziari rimasti insoluti nelnostro paese;
una delle investigazioni trattate dallo storico Carlo Ruta ha contribuito a riportare all’evidenza pubblica il caso del giornalistasiciliano de “L’Ora” Giovanni Spampinato, ucciso a Ragusa nel 1972, a seguito della pubblicazione di documenti giudiziari rimasti inaccessibili all’informazione per circa trent’anni i medesimi documenti sono oggi consultabili sul sito internet www.leinchieste.com;
considerato che tale sentenza, unica in Italia e in tutta Europa, sta creando allarme nell’opinione pubblica nazionale e in particolare nel mondo della comunicazione, per gli effetti devastanti che potrà averesul terreno dei diritti di critica e delle libertà riconosciute nel nostro paese;
secondo la logica sottostante il dispositivo della sentenza, la quasi totalità dei siti web italiani, per il solo fatto di esistere, potrebbero essere considerati fuorilegge, in quanto appunto “stampa clandestina”, e ciò in contrasto con le regole della democrazia;
nel nostro paese la libertà di espressione è garantita dalla Carta Costituzionale e che la libertà sul web è inscindibile dalle libertà edai diritti che sono propri di un paese democratico;
con la suddetta sentenza, per la prima volta è stato varcato un limite, che non può lasciare indifferenti le istituzioni democratiche del nostro paese.
Si chiede di sapere dal Ministro quali iniziative intenda assumere alfine di promuovere i dovuti accertamenti sulle reali motivazioni chehanno ispirato la sentenza di condanna nei riguardi del dott. CarloRuta.
Sen. Vincenzo Vita
25 giugno 2008
Etichette: blog, carlo ruta, clandestina, stampa, vincenzo vita
Giù le mani dai blog!
Accolgo volentieri l'invito di Alessandro Bottoni, vice presidente del Partito Pirata, per un google bombing a difesa della libertà di espressione in rete.
Col favore delle tenebre. No, anzi… delle ferie
In pieno Agosto 2007, mentre l’intero paese era in vacanza, il solerte Ricardo Franco Levi, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha presentato un progetto di legge chiaramente concepito con il solo scopo di mettere la museruola a tutti coloro che intendono far sentire la voce della Società Civile attraverso il World Wide Web. La settimana scorsa, nel più assoluto silenzio, questo progetto di legge liberticida ha ottenuto l’approvazione del Consiglio dei Ministri, guidato da Romano Prodi. Ecco come ne ha dato la notizia Repubblica:
ROMA - Consiglio dei ministri del 12 ottobre: il governo approva e manda all’esame del Parlamento il testo che vuole cambiare le regole del gioco del mondo editoriale, per i giornali e anche per Internet. E’ un disegno di legge complesso, 20 pagine, 35 articoli, che adesso comincia a seminare il panico in Rete. Chi ha un piccolo sito, perfino chi ha un blog personale vede all’orizzonte obblighi di registrazione, burocrazia, spese impreviste. Soprattutto teme sanzioni penali più forti in caso di diffamazione.
[Da
Repubblica del 19 Ottobre 2007]
Scherzetto o balzello?
La prima, e la più grave, conseguenza, di questo scherzo di Halloween del nostro amato Governo è un aumento iperbolico dei costi e delle complessità burocratiche necessari per mantenere in vita un qualunque sito web, compreso un blog personale. In pratica, chiunque volesse pubblicare qualunque cosa (anche le ricette della nonna) su un blog gratuito (come Wordpress o Blogger) sarebbe comunque costretto a registrare la propria “testata giornalistica” presso il famigerato ROC (“Registro degli Operatori di Comunicazione”). Per chi non lo sapesse, il ROC è un database delle persone autorizzate dalla legge a parlare in pubblico, cioè qualcosa che esiste in due soli paesi al mondo: in Italia ed in Cina!
Ecco come spiega quello che sta succedendo il quotidiano Repubblica:
“Articolo 6 del disegno di legge. C’è scritto che deve iscriversi al ROC, in uno speciale registro custodito dall’Autorità per le Comunicazioni, chiunque faccia “attività editoriale”. L’Autorità non pretende soldi per l’iscrizione, ma l’operazione è faticosa e qualcuno tra i certificati necessari richiede il pagamento del bollo. Attività editoriale - continua il disegno di legge - significa inventare e distribuire un “prodotto editoriale” anche senza guadagnarci. E prodotto editoriale è tutto: è l’informazione, ma è anche qualcosa che “forma” o “intrattiene” il destinatario (articolo 2). I mezzi di diffusione di questo prodotto sono sullo stesso piano, Web incluso.”
[Da
Repubblica del 19 Ottobre 2007]
Per legge, una “testata giornalistica” (come “Repubblica Online” o “Punto Informatico”) deve avere un suo Direttore Responsabile e deve essere pubblicata da una Società Editrice. Ovviamente, sia l’uno che l’altro vogliono essere pagati per il lavoro che svolgono e per le responsabilità (anche penali) che si accollano. Altrettanto ovviamente, nessun blogger sarà mai in grado di coprire questi costi. Di conseguenza, la stragrande maggioranza dei blog gestiti da italiani sono destinati a chiudere. Si noti che questo vale anche per i blog pubblicati in altre lingue e su altri mercati. Ciò che conta è infatti la residenza dell’autore.
Questo disegno di legge potrebbe quindi riuscire in qualcosa che nemmeno il giverno Cinese è mai riuscito a mettere in atto: la cancellazione dei blog dalla faccia del pianeta. Incredibilmente, potrebbe riuscire in questa opera senza nemmeno varare una legge che affermi esplicitamente che gestire un blog è illegale. Una azione come questa, infatti, susciterebbe un coro di proteste. Il nostro amato Governo potrebbe riuscire in questa impresa semplicemente innalzando i costi di gestione di un blog ad un livello inaccettabile per gli autori. Un modo molto più sottile e meno appariscente di mettere in atto una delle più odiose forme di censura che si possano concepire.
Il porto d’armi per il Blog
Ma questo è solo uno degli effetti di questo progetto di legge. L’altro è che trasformando i blog in testate giornalistiche si trasformano i blogger in giornalisti de facto ed i loro reati da semplici maracechelle in reati penali di notevole peso. In particolare, il reato di diffamazione commesso da un blogger non sarebbe più “diffamazione semplice” ma “diffamazione a mezzo stampa”. La differenza in termini di anni di galera e di euro di danni da pagare al diffamato è notevole.
In buona sostanza, chiunque volesse ancora dire la sua attraverso un blog dovrebbe agire con la stessa cautela di chi decide di portare un’arma sulla persona.
Le rassicurazioni di Mangiafuoco
Naturalmente, a fronte di un testo di questa gravità, steso nero su bianco, il Sottosegretario Levi sta spendendo una grande quantità di parole (vibrazioni dell’aria tra due persone) per rassicurare i blogger che “No, assolutamente! Non è nostra intenzione chiudere la bocca alla Società Civile ed ai dissidenti”. Ecco come riporta le rassicurazioni del sottosegretario il solito quotidiano “La Repubblica”:
Ricardo Franco Levi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e padre della riforma, sdrammatizza: “Lo spirito del nostro progetto non è certo questo. Non abbiamo interesse a toccare i siti amatoriali o i blog personali, non sarebbe praticabile”.
[Da
Repubblica del 19 Ottobre 2007]
Che fare?
Si può fare qualcosa per contrastare questo ignobile progetto di censura, degno solo della più squallida delle dittature? Si, si può fare qualcosa. Ad esempio, si può spargere la voce. Si può far sapere all’intero paese (e, se possibile, al mondo intero) che un Governo che si autodefinisce di Sinistra, vicino al popolo e difensore della Libertà, sta cercando di cancellare l’intero “fenomeno blog” dal suo ramo di Internet.
Lo si può fare ripubblicando questo testo, così come lo trovate, sui vostri siti web, ovunque possibile. Questo testo, infatti, contiene al suo interno un link a sé stesso. Ripubblicandolo su molti altri siti web si fa in modo che Google (ed altri motori di ricerca) lo innalzino nel loro punteggio (“rank”) e lo presentino tra i loro risultati migliori ogni volta che un internauta cerca il termine “blog”. In questo modo, chiunque sia interessato, anche marginalmente ai blog può essere raggiunto da questo grido di allarme. Per ripubblicare il testo, basta fare un copia&incolla.
Questa tecnica si chiama Google Bombing e, a dispetto del nome è perfettamente legale e perfettamente corretta. Potete trovare altre informazioni su questa tecnica a wikipedia:
Google Bombing.
Questo è il link che mette in atto questo meccanismo:
Blog
Grazie della vostra collaborazione
Alessandro Bottoni
Etichette: blog, libertà, stampa