L'8 febbraio u.s., Agorà Digitale e numerose altre associazioni avevano convocato una conferenza stampa al Senato della Repubblica per presentare l'iniziativa #liberalizziamoilfuturo: un pacchetto di emendamenti al decreto "liberalizzazioni" per realizzare subito un'agenda digitale in grado di rendere Internet volano di sviluppo, innovazione, apertura al mercato.
Numerosi i parlamentari intervenuti e un consenso sostanzialmente bipartisan sulle proposte avanzate (Senatore VINCENZO VITA (Pd): “Ho condiviso molto di quello che ho sentito. Condivido tutti i punti e insieme ai colleghi cercherò di essere utile alla causa"; Senatore LUCIO MALAN (Pdl): “Si tratta di un pacchetto importante, ci sono alcuni punti per cui è palese che sono d’accordo. Faccio esempi: l’abolizione del monopolio SIAE, cosa da lungo tempo desiderata"; Senatore FELICE BELISARIO (IdV): "Altri lo hanno detto, io lo ribadisco: conoscere per deliberare per poi andare al voto in modo consapevole. Per cui non mi meraviglio che sulla rete ci sono tutta una serie di paletti che la rendono meno libera e quindi, se mi permettete, meno pericolosa per favorire quel consenso consapevole di cui parlavo prima. Noi dobbiamo lavorare per riuscire a superare questi paletti. Per quanto mi riguarda, molti di questi provvedimenti saranno fatti propri dal mio gruppo, altri saranno presentati direttamente da me”.
Come è andata a finire?
Neppure uno di quegli emendamenti è stato sostenuto con convinzione dalle forze politiche presenti in Parlamento.
A parte l'interessamento di facciata e il gesto di stile del deposito di questo e quell'altro emendamento, a conti fatti si torna a casa con le mani vuote e con la consapevolezza (ritrovata?) che alla politica, a questa politica, dell'innovazione non importa propria nulla.
C'è chi addirittura si è superato: Vincenzo Vita, ad esempio, dopo aver dichiarato in tutte le occasioni la sua contrarietà al monopolio SIAE (uno degli emendamenti proposti andava in quella direzione), ha presentato emendamenti non solo per mantenerlo vivo e vegeto, ma addirittura per salvare dalla liberalizzazone il monopolio IMAIE.
Il tutto con la seguente motivazione tragicomica (vi giuro che non ho cambiato una parola): "Acta non deve passare. Il governo italiano non recepisca un accordo contro la pirateria informatica, che in verità rischia di diventare un colossale bavaglio sul web. Ci sarà battaglia anche nel Parlamento europeo già nei prossimi giorni. E ieri si è svolta una straordinaria mobilitazione in tutta europa, cui va la nostra adesione. Proprio per evitare pasticci o ambiguità abbiamo proposto di espungere dal decreto sulle liberalizzazioni i commi dell'articolo 39 che riguardano la Siae e la nuova Imaie, vale a dire i diritti d'autore e i diritti connessi".
ACTA?!?! E che c'azzecca?!?
Ma siccome al peggio non c'è mai fine, qualche giorno dopo (anche a seguito di alcune mie richieste di chiarimenti via twitter), arriva questa precisazione"Se si voterà l'emendamento sulla liberalizzazione della SIAE, io lo voterò" (per non infierire non commento il titolo del post "superare il copyright" che con il monopolio SIAE ha la stessa attinenza del colore del cappotto di Monti con la riduzione dello spread) Tutto chiaro no? Sono contrario, ma anche a favore (Veltroni docet).
Se questo è il quadro, non c'è da meravigliarsi se la classe politica non abbia più alcuna credibilità.
Personalmente sono stanco di essere preso in giro: spero di non essere il solo.
Sempre spulciando tra i documenti depositati in Commissione Industria del Senato sul decreto liberalizzazioni è possibile leggere (pag. 257) le ragioni che, già nel lontano 2004, avevano spinto l'Autorità Garante per la Concorrenza e del Mercato a chiedere un'apertura al mercato del settore dell'intermediazione dei diritti connessi.
Scriveva allora l'Autorità: "L’esistenza di un organismo di gestione collettiva di detti diritti - come già per i diritti di utilizzazione economica dell’autore - sembra trovare razionale giustificazione nell’esigenza di carattere generale di assicurare un adeguato livello di protezione ai titolari dei diritti connessi, evitando disparità di trattamento tra gli stessi. In tale contesto, tuttavia, risulta sproporzionata la previsione di un regime di intermediazione necessaria dell’IMAIE, rispetto al quale cioè non viene riconosciuta alcuna libertà di scelta in capo ai titolari dei diritti stessi. Vale, infatti, evidenziare che l’IMAIE svolge la funzione di intermediario collettivo necessario, attribuita allo stesso dalla legge n. 93/1992, indipendentemente dal conferimento di un espresso mandato in tal senso da parte dei titolari dei diritti di cui trattasi. Orbene, siffatta limitazione, determinata dalla mancata previsione della menzionata facoltà di scelta in capo ai singoli artisti, non appare, in realtà, sorretta da alcun interesse di portata generale tale da controbilanciare giustificatamente la compressione dei diritti di autodeterminazione ed autonomia negoziale propri della sfera giuridica del titolare dei diritti connessi. Ed appare, altresì, idonea a configurare una ingiustificata posizione di preminenza in capo all’IMAIE stesso. Sul punto, si ritiene, pertanto, opportuno garantire che sia tutelato l’interesse del titolare del diritto a determinarsi autonomamente circa le scelte di gestione dei propri diritti e, quindi, che sia salvaguardata la sua facoltà di decidere liberamente se ed eventualmente a quale intermediario affidare l’esercizio dei propri diritti, con particolare riferimento all’esercizio del proprio credito al compenso. Una revisione in tal senso dei profili sopra richiamati in relazione alla normativa in esame appare, dunque, più coerente con la disciplina posta a tutela della concorrenza sia per quanto riguarda le modalità di effettiva salvaguardia degli interessi degli artisti interpreti ed esecutori, sia per quanto riguarda la posizione dell’IMAIE nel settore in questione, atteso che le sue funzioni di intermediario sarebbero in tal modo conseguenza di un potere di rappresentanza di fonte volontaria. In conclusione, alla luce delle considerazioni sopra esposte, l’Autorità auspica una modifica in senso concorrenziale della esaminata normativa in relazione alla gestione dei diritti connessi degli artisti interpreti ed esecutori".
Continuando a leggere il dossier preparato dal servizio studi del Senato si comprendono poi le ulteriori motivazioni che hanno spinto il Governo a premere sulla liberalizzazione: "Che la raccolta dei compensi spettanti alla categoria - ai sensi della legge n. 633 del 1941 sul diritto d'autore - passasse obbligatoriamente per tale Istituto parve vistosamente in contrasto con la decisione della Commissione del 16 luglio 2008 relativa ad un procedimento ai sensi dell'articolo 81 del trattato CE e dell'articolo 53 dell'accordo SEE (Caso COMP/C-2/38.698 — CISAC): la Commissione europea in tale sede ribadì che l'attività di intermediazione dei diritti connessi al diritto d'autore è libera e che singoli ordinamenti nazionali non possono impedire ai titolari dei diritti la libertà di decidere liberamente a quale intermediario affidarsi".
Abbiamo già perso troppo tempo. Liberalizziamo ora, e non solo l'intermediazione dei diritti connessi. Aboliamo il monopolio SIAE.
Come noto, l'articolo 39, D.L. 1/2012 (c.d decreto cresci-italia) ha liberalizzato l'attività di intermediazione dei diritti di artisti, interpreti ed esecutori.
Tra i documenti depositati in commissione, ce ne sono due fatti pervenire dall'IMAIE, l'ente che ha l'attuale monopolio in materia di diritti connessi di artisti, interpreti ed esecutori che prova a spiegare (in maniera, evidentemente, del tutto disinteressata) perchè il monopolio sia una cosa buona per gli artisti e che non può esistere concorrenza all'interno del territorio nazionale ma, al massimo, in ambito sovranazionale.
Il secondo, in particolare, contiene una tavola sinottica concernente la situazione negli altri paesi europei: in tre (Austria, Belgio e Olanda) esiste un monopolio ex lege, in due (Danimarca e Lettonia) non ci può essere più di una società di collecting per tipologia di diritto, nel resto non esiste alcun monopolio legale, ma si dice nel documento, la concorrenza comunque non c'è e il monopolio esiste di fatto.
Stante quanto sopra, secondo IMAIE dovremmo tenerci la sua efficientissima gestione. La posizione degli artisti, però, è differente e siccome i diritti in gioco sono di loro titolarità forse qualche voce in capitolo è giusto che l'abbiano.
Ad ogni modo, la vera ragione principe per cui non si può liberalizzare e che chiude il documento IMAIE è la seguente:
"in uno scenario in cui la pirateria audiovisiva sta raggiungendo dimensioni allarmanti, invece di promuovere una convergenza di interessi e favorire la coesione di tutte le categorie penalizzate, l’intervento governativo andrebbe a spaccare e dividere i titolari dei diritti connessi (produttori, artisti musica, artisti audiovisivo), in totale controtendenza da quanto avviene in altri paesi".
Insomma, caro Monti, ma con tutta questa pirateria che c'è in giro, ti sembra il caso di liberalizzare?
Questa mattina si è svolta oggi al Senato la conferenza stampa #liberalizziamoilfuturo che ha visto la partecipazione di una schieramento trasversale di parlamentari tra cui Donatella Poretti (Radicali), Lucio Malan (PDL) , Felice Belisario (IDV), Beppe Giulietti (Misto) e Vincenzo Vita (PD).
Con una certa sorpresa ho potuto registrare un consenso pressocchè unanime alla proposta di Agorà Digitale circa l'abolizione del monopolio SIAE nel settore dell'intermediazione dei diritti d'autore.
L'inizio dello slogan che, come Agorà Digitale, abbiamo scelto per la nostra campagna adesioni 2012 recita: "Bisogna darsi da fare in un modo accanito".
Non l'abbiamo mai vissuto come un semplice messaggio ad effetto, ma come la sintesi del nostro modo di operare.
Nelle prossime 48 ore dovremo darci da fare in un modo ancora più accanito perchè non si perda la straordinaria occasione di liberare il Paese da una serie di vincoli antistorici che rappresentano, al contempo, il principale ostacolo per la nascita di nuove iniziative imprenditoriali.
Nel corso di una conferenza stampa, convocata presso il Senato della Repubblica, mercoledì 8 febbraio, ore 11:00 presenteremo il pacchetto di riforme #liberalizziamoilfuturo.
Perchè abbiamo bisogno di liberarci dal monopolio SIAE e dall'odioso bollino (inutile balzello nella lotta alla pirateria), perchè abbiamo bisogno di scegliere, come regola e non come eccezione, soluzioni a codice aperto per il software della PA (come volano per le piccole e medie imprese che con il software libero/open source lavorano), perchè dobbiamo restituire al mercato la possibilità di decidere quali e quanti sconti applicare sui libri che compriamo, perchè dobbiamo liberare le biblioteche da una serie di vincoli che ne limitano fortemente la funzione di diffusione della cultura, anche digitale.
Come ha scritto Luca Nicotra, segretario di Agorà Digitale, sul suo blog: "Mercoledì quindi non faremo promesse. Presenteremo codice. Codice dello stato, cioè norme. Contenuti in emendamenti che dal decreto liberalizzazioni a quello semplificazioni ci permettano di cambiare passo. Ora. Davvero, cosa dobbiamo aspettare? Che siate un'associazione, un imprenditore o un esperto di nuove tecnologie scrivete subito. (nicotra@agoradigitale.org). E vi sarà dato spazio. E credito (altro principio delle comunità aperte). Ma solo se la vostra proposta può diventare velocemente codice."
Liberalizziamo il diritto d'autore, contro il monopolio SIAE
Evidentemente l'abolizione dei monopoli in materia di diritti d'autore e diritti connessi non era una proposta da "pirati".
Il Decreto-liberalizzazioni del Governo Monti, con una scelta storica, ha deciso di aprire alla concorrenza il settore dell'intermediazione dei diritti connessi al diritto d'autore, segnatamente quelli degli artisti, interpreti ed esecutori.
Si legge infatti nel testo uscito dal Consiglio dei Ministri che “al fine di favorire nuove imprese nel settore della tutela dei diritti degli artisti interpreti ed esecutori, mediante lo sviluppo di un pluralismo competitivo e consentendo maggiori economicità di gestione nonché l'effettiva partecipazione e controllo da parte dei titolari dei diritti, l'attività di amministrazione e intermediazione dei diritti connessi al diritto d'autore di cui alla legge 22 aprile 1941, n. 633, in qualunque forma attuata, è libera”.
Si è, dunque, finalmente cominciato a prendere atto che è stato proprio il monopolio la barriera principale alla giusta remunerazione degli artisti negli ultimi anni, senza dover necessariamente richiamare lo spettro della pirateria e dell'Internet cattiva che avrebbe privato del sostentamento coloro che lavorano con la creatività nel campo musicale.
Torna la libertà di scontare i libri (anche online)?
Leggi Oggi pubblica un "leak" del primo decreto liberalizzazioni del Governo Monti di prossima approvazione in Consiglio dei Ministri.
La disposizione contenuta nell'articolo 2, comma 1 (1. Fatte salve le disposizioni di cui al decreto legislativo 2 agosto 2007, n. 145 e al decreto legislativo 2 agosto 2007, n. 146, in materia di pratiche commerciali scorrette e di pubblicità ingannevole e comparativa, gli articoli 2 e 3 della legge 10 ottobre 1990, n. 287 e gli art. 101 e 102 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, ogni impresa che svolga attività commerciale anche al dettaglio, in qualunque settore merceologico, può decidere in autonomia il periodo nel quale effettuare sconti, saldi o vendite straordinarie, la durata delle promozioni e l’entità delle riduzioni), se confermata, manderebbe in pensione anticipata una norma voluta dalla lobby dell'editoria che, dal 1 settembre 2011, ha imposto un tetto massimo agli sconti praticabili sui libri dagli store online.
Speriamo di liberarci, davvero, di una serie di disposizioni corporative e protezionistiche in danno dei consumatori e degli utenti.
Liberiamoci di... (parafrando il pay-off di Sky) :-)