venerdì, novembre 04, 2011

Possiamo tornare a discutere di Moncler

Davvero importante il provvedimento di dissequestro che il Tribunale del riesame di Padova ha disposto nei confronti di una serie di siti che recavano nel nome a dominio registrato un qualche riferimento al marchio "moncler".

Come si ricorderà, oltre 5oo siti erano stati "sequestrati" mediante ordine di inibizione rivolto nei confronti dei provider perchè accusati di vendere prodotti contraffatti del celebre marchio di abbigliamento.

Peccato che molti di questi siti non avessero nulla a che fare con la contraffazione o la vendita, ma fossero blog o forum di discussione.

Come si legge nel provvedimento del tribunale del riesame: "il provvedimento impugnato tende effettivamente a connotarsi per esorbitanza rispetto alla concreta acquisizione di elementi fattuali che consentano di evidenziare, chiaramente, acclarate condotte di contraffazione di capi con marchi moncler..."

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mercoledì, febbraio 10, 2010

Se non cambiano le leggi sarà sempre peggio

Ho letto il provvedimento del tribunale del riesame di Bergamo con il quale, dopo la sentenza della Cassazione, è stato confermato il decreto di sequestro di The Pirate Bay.

L'ho già scritto qualche tempo fa: la sentenza della Cassazione ha aperto una breccia particolarmente inquietante.

Se lo schema è The pirate bay + tizio concorrono nel reato di messa disposizione abusiva di opere tutelate dal diritto d'autore (peraltro con fattispecie diverse, in ragione dello scopo di lucro perseguito dal primo e non dal secondo) e, dunque, in ragione di quanto sopra e al fine di limitare il perpetuarsi delle condotte costituenti reato e non potendo materialmente sequestrare i server di The Pirate Bay, se ne inibisce l'accesso attraverso i provider nazionali; se questo viene considerato un normale corollario del sequestro nei procedimenti penali, laddove non ci possa essere materiale apprensione del bene, allora, considerata la rilevanza penale della stragrande maggioranza delle condotte poste in essere in rete per quanto concerne l'utilizzazione da parte degli utenti di opere tutelate dal diritto d'autore, ciò significa che molte delle piattaforme di UGC (YouTube et similia) sono a rischio inibizione se solo i titolari dei diritti decidano di cambiare strategia e, invece di intentare cause civili milionarie, optino per il penale.

E' evidente che il sistema rischia di collassare, salvo riaffermare a livello comunitario e con maggior forza il principio di irresponsabilità degli intermediari in modo che anche realtà ibride come i nuovi portali alla YouTube (non rientranti a pieno nella definizione di Hosting Provider puro, ma neppure in quella di Broadcaster puro) possano beneficiare con sicurezza di tale garanzia.

Non buttiamo via il meglio di Internet per colpa di qualche brano di Britney Spears.

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