giovedì, marzo 24, 2011

Contraddizioni digitali

Il TAR FRIULI VENEZIA GIULIA - TRIESTE, SEZ. I (sentenza 11 marzo 2011 n. 159) ha affermato che è illegittima la clausola di un bando che vieti la compilazione digitale dei modelli messi a disposizione dall'amministrazione.

La cosa che fa sorridere è il passaggio della sentenza in cui si dice: "tanto più che nel corso della discussione è stato chiarito che il bando di gara era stato scaricato da internet in formato PDF, sicchè l’irragionevolezza della clausola che ne vietava la compilazione digitale appare ancor più eclatante e manifesta".

Nella logica della stazione appaltante, dunque, il bando te lo scaricavi da Internet, ma poi la modulistica la dovevi compilare a mano :-)

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giovedì, settembre 10, 2009

La spedizione dei mille

Segnalo due interessanti articoli in tema di PEC su Forum PA: "la comunicazione elettronica tra PA e cittadini: dove stiamo andando?" di Carlo Mochi Sismondi e "La PEC gratuita ai cittadini non è un'invenzione di Brunetta" di Tommaso del Lungo.

E' importante che se ne parli, perchè la vera amministrazione digitale non consiste nel sostituire gli atomi con i bit, ma nello sfruttare le potenzialità offerte dalle tecnologie informatiche per innovare i processi di back-office. In caso contrario, passeremo da una pesante burocrazia cartacea ad una pesantissima burocrazia digitale.

Nell'articolo di Tommaso del Lungo, in particolare, si evidenzia una tendenza a tutti nota nella PA: quella di partire sempre da zero, ignorando i progetti già in campo o conclusi di recente.

Scrive, infatti, l'autore: "A questo punto, non pronunciando giudizi sullo strumento, sullo standard, sulla gara e sui costi dell'iniziativa del Ministro ci vengono almeno un paio di riflessioni su come vengono portate avanti iniziative di innovazione digitale in Italia: partendo ogni volta da zero, senza fare bagaglio delle esperienze precedenti e credendo che gli strumenti digitali bastino da soli a digitalizzare il Paese".

Vengono, inoltre, citati tutta una serie di casi (tra cui le 1000 caselle PEC messe a disposizione dei cittadini dal Comune di Reggio Calabria) in cui pubbliche amministrazioni locali (vedi ad es. il Comune di Genova, ma anche Pavia, Pesaro, Parma) hanno già messo gratuitamente a disposizione dei propri cittadini caselle di PEC (....di PEC, non del surrogato - CEC PAC - che vuole rifilare Brunetta)

Qualcuno si è preso la briga di vedere come sono andate queste sperimentazioni? Qual'è il livello di utilizzazione da parte dei cittadini di quelle caselle di PEC?

Fossero stati soldi privati, prima di investire altri 50 milioni di euro sicuramente la verifica sarebbe stata fatta. Ma sono soldi nostri, delle nostre tasse... e allora, ricominciamo da zero.

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martedì, settembre 08, 2009

Vuoi vedere che la CEC-PAC non interessa a nessuno?

Sarebbe dovuto scadere domani il termine per la presentazione delle manifestazioni di interesse relative all'affidamento "in concessione del servizio di comunicazione elettronica certificata tra pubblica amministrazione e cittadino (CEC-PAC)" ed invece è stato prorogato al 16 settembre p.v.

Pare che la cosa non interessi a nessuno (voci di corridoio parlano di un solo plico finora arrivato), o forse la manifestazione d'interesse "giusta" non ha fatto in tempo ad arrivare: si sa, ad agosto molta gente è in ferie e può capitare che il bando lo leggano solo quelli che sono al lavoro (e non sono certo in Italia).

Nel frattempo sul sito del Governo, evidentemente non al corrente del fatto che il bando non si riferisca più alla PEC, continua ad esserci scritto: "Dopo le apposite procedure di gara, che saranno prossimanente attivate per l'individuazione dell'affidatario di PEC, la Presidenza del Consiglio dei Ministri- Dipartimento per l'innovazione e le tecnologie, direttamente o tramite l'affidatario del servizio, assegnerà al cittadino che ne farà richiesta, un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC), che consentirà l'invio di documenti informatici per via telematica."

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sabato, agosto 29, 2009

CEC - PAC: peggio di così era difficile.

Riprendo da dove avevo lasciato: la PEC di Stato.

Complice il sonnecchiare estivo, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il bando per la scelta del fornitore chiamato a fornire la casella di PEC (almeno così era scritto nella legge e nel D.P.C.M. attuativo) gentilmente offerta dal Governo per colloquiare con la Pubblica Amministrazione.

Sul tema ho scritto varie volte sul blog: trovate tutto qui.

Ho appena letto che Andrea (Lisi) e Gianluigi (Foglia) citano un mio post nel loro articolo su Punto-Informatico.

E' bene che se ne parli, anche perchè il bando presenta aspetti quanto meno controversi, a iniziare dalla definizione dell'oggetto: appalto di servizi o concessione di servizi?

La cosa non è da poco. Provo a spiegarmi.

La Presidenza del Consiglio dei Ministri parla di affidamento in concessione, ai sensi dell'articolo 3, comma 12 del Codice dei Contratti Pubblici.

La disposizione in questione così recita: "12. La "concessione di servizi" e' un contratto che presenta le stesse caratteristiche di un appalto pubblico di servizi, ad eccezione del fatto che il corrispettivo della fornitura di servizi consiste unicamente nel diritto di gestire i servizi o in tale diritto accompagnato da un prezzo, in conformita' all'art. 30."

L'articolo 30 da ultimo richiamato per quel che in questa sede maggiormente interessa, al comma 2 dispone: "2. Nella concessione di servizi la controprestazione a favore del concessionario consiste unicamente nel diritto di gestire funzionalmente e di sfruttare economicamente il servizio. Il soggetto concedente stabilisce in sede di gara anche un prezzo, qualora al concessionario venga imposto di praticare nei confronti degli utenti prezzi inferiori a quelli corrispondenti alla somma del costo del servizio e dell'ordinario utile di impresa, ovvero qualora sia necessario assicurare al concessionario il perseguimento dell'equilibrio economico-finanziario degli investimenti e della connessa gestione in relazione alla qualita' del servizio da prestare."

Riassumendo: la concessione si differenzia dall'appalto per il fatto che il c.d. rischio di gestione rimane in capo al concessionario, il quale viene remunerato dall'utente finale a cui il servizio viene venduto, salvo quella che potremmo definire una "integrazione" da parte dell'amministrazione qualora al concessionario venga imposto di praticare prezzi "sociali".

Se si legge il bando ci si rende conto che si è in presenza di un appalto di servizi e non già di una concessione, giacchè il costo della casella di PEC che il cittadino può richiedere è integralmente sopportato dall'amministrazione.

Del resto nello stesso bando e relativo disciplinare si assiste ad un imbarazzante avanti e indietro tra "concessione" e "appalto".

Non è un mero problema definitorio: da ciò dipende quale normativa sia applicabile alla procedura.

Ci sono, poi, molte altri aspetti che non convincono. Avremo modo di riparlarne.

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