sabato, aprile 05, 2008

Monetizing File-sharing

La scorsa settimana una delle notizie riportate nella newsletter dell'EFF era relativa alla proposta di Jim Griffin di una ISP tax per compensare i titolari dei diritti dei mancati introiti dovuti allo scambio non autorizzato di materiale protetto tramite programmi di file-sharing.

La posizione dell'EFF sul punto è piuttosto chiara "We are big fans of a collective licensing solution for the music file-sharing dilemma".

Anche in Italia, nel corso della legislatura appena conclusa, erano state presentate due proposte di legge, una alla Camera (Beltrandi e altri) e una al Senato (Pecoraro Scanio), che riflettevano le due diverse impostazioni (licenze collettive, la prima, ISP tax, la seconda)

Idealmente mi sento più vicino alla proposta incentrata sulle licenze collettive estese in ragione del carattere volontario nell'adesione sia lato utente, sia lato creatore dei contenuti.

La soluzione ISP tax, pur indubbiamente efficace (eliminerebbe, in un certo senso, il "problema" alla radice), rischia a mio avviso di far perdere ulteriormente senso alla normativa sul diritto d'autore che finirebbe per essere percepita tout court come una qualsiasi altro prelievo forzoso e non come l'affermazione del giusto riconoscimento economico per il lavoro creativo degli autori.

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4 Commenti:

Alle 1:46 PM , Blogger herr doktor ha detto...

>La soluzione ISP tax, pur
> indubbiamente efficace (eliminerebbe,
>in un certo senso, il "problema"
>alla radice),
già, ma al contempo evidenzierebbe (e oltretutto forfetizzerebbe) il "costo sociale" delle case discografiche sul resto del sistema ;-)

>rischia a mio avviso di far perdere
> ulteriormente senso alla normativa
>sul diritto d'autore che finirebbe per
>essere percepita tout court come una
>qualsiasi altro prelievo forzoso e non
>come l'affermazione del giusto
>riconoscimento economico per il lavoro
> creativo degli autori.

già così è - senz'altro - per i diritti connessi, specie per il diritto alla riproduzione del fonogramma, del quale le singole coase discografiche hanno direttamente ed ex lege il monopolio della riscossione senza neanche più la mediazione dell'ente pubblico .. :-(

 
Alle 2:47 PM , Blogger Marco Scialdone ha detto...

***già, ma al contempo evidenzierebbe (e oltretutto forfetizzerebbe) il "costo sociale" delle case discografiche sul resto del sistema ;-)

Infatti non è la soluzione che idealmente prediligo ma non si può, a mio avviso, sottacere che abbia il pregio della semplicità.
E' una soluzione che prende atto di una situazione:
1. su Internet circola un bel pò di materiale su cui i relativi diritti non vengono pagati.
2. Per accedere ad Internet pago un abbonamento ad un provider
3. Forfettizzo il pagamento dei diritti mettendo dentro l'abbonamento una quota finalizzata al ristoro dei diritti non corrisposti.

I limiti ad un simile approccio sono evidenti... trasforma tutti in potenziali "pirati" condonati a monte :-)

 
Alle 1:28 PM , Anonymous leonardo ha detto...

Il tuo post mi ha ricordato che non avevo ancora avuto modo di leggere queste proposte!
E' vero che è una soluzione a posteriori ma è anche vero che ogni anno l'ANICA pubblica un rapporto sullo stato dell'industria cinematografica (si trova sul sito) e il 20% dei soldi spesi per produrre cinema sono contributi statali (in ascesa). Sotto questa luce, anche dal punto di vista ideale, non ci vedo niente da "condonare" :)

La cosa che invece mi piace meno, della proposta Pecoraro è:

Il Governo, [...] definisce i criteri di attribuzione delle risorse agli aventi titolo sulla base di criteri direttamente collegati alle vendite commerciali dei prodotti nell’anno solare antecedente al prelievo.

Se io sono un regista/produttore che non vende niente ma vengo scaricato da milioni di persone, non prendo comunque una lira. Certo è che questo non è un problema facile da risolvere e forse era un passo troppo lungo.

 
Alle 4:47 PM , Blogger Marco Scialdone ha detto...

***Se io sono un regista/produttore che non vende niente ma vengo scaricato da milioni di persone, non prendo comunque una lira.

Se l'ipotetica ISP Tax dovesse servire come pagamento forfettario per i diritti non corrisposti mi sembrerebbe quanto meno "logico" (che poi sia condivisibile o meno è un altro paio di maniche) ancorarla al dato delle vendite (cioè ad un altro dato monetario).

Se ho deciso di "regalare" la mia opera, o di "regalarla" solo per alcune finalità e non per altre, non vedo per quale ragione dovrei entrare, per quella specifica opera o per quegli specifici usi dell'opera, nella ripartizione del gettito di un'ipotetica ISP Tax.

Certo la si potrebbe immaginare anche come una tassa a sostegno della creatività in quanto tale e dunque non come rimedio per i diritti non corrisposti ma come strumento per garantire risorse alla produzione culturale tout court.

 

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