domenica, febbraio 19, 2012

L'internet che vorrebbero in nome del copyright






Qualche settimana fa Open Rights Group ha pubblicato la proposta di un codice di condotta che i titolari dei diritti d'autore stanno discutendo con i principali motori di ricerca inglesi od operanti in Inghilterra.

La lettura del documento si rivela particolarmente interessante per comprendere come potrebbe cambiare il web (e non solo il web) qualora gli estremisti del copyright dovessero prevalere.

Si ipotizza un'ingerenza non soltanto nei risultati delle ricerche che dovrebbero premiare i siti "certificati" rispetto agli altri, ma anche la completa "sparizione" dai risultati dei siti "pirata".

Si chiede, inoltre, ai motori di ricerca di assicurare che non sosterranno siti illegali consentendo loro di accedere a circuiti pubblicitari, impedendo finanche l'uso di "parole associate con la pirateria" (sic!) ("ensure that they do not support illegal sites by advertising them or placing advertising on them, or profit from infringement by selling key words associated with piracy or selling mobile applications which facilitate infringement").

Seguendo queste linee guida un sito realizzato da fan di una band musicale (che inevitabilmente conterrà materiale "pirata", anche se inoffensivo commercialmente) dovrebbe risultare quasi irraggiungibile attraverso i più comuni motori di ricerca e non dovrebbe poter accedere ad un servizio come "adwords" di google per farsi conoscere.

Ma la parte più inquietante del documento è quella relativa alle apps su android.

Si chiede a Google, in considerazione del suo interesse economico diretto, di:

1. visionare effettivamente ogni applicazione per valutare se possa facilitare o incoraggiare violazioni del diritto d'autore o se, semplicemente, sia strutturata per farlo;
2. rimuovere dall'android market tutte le applicazioni che consentono di scaricare illegalmente contenuti anche via p2p;
3. impedire che applicazioni simili possano essere nuovamente caricate;
4. chiudere gli account degli sviluppatori che abbiano realizzato le applicazioni di cui sopra.

In sostanza la maggior parte della applicazioni, oggi presenti, che consentono di scambiarsi contenuti e di comunicare dovrebbero essere rimosse, posto che nelle comunicazioni tra pari è inevitabile che ci si possa scambiare anche contenuti protetti dal diritto d'autore.

Questa è l'Internet che i titolari dei diritti vorrebbero in nome del copyright: vanno fermati, soprattutto nel loro interesse.

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giovedì, agosto 18, 2011

Diritto d'autore: estensione dei diritti connessi in arrivo, chi potrà fermarli?



Nell'aprile 2009 il Parlamento europeo approvò (emendando l'orginaria proposta della Commissione che prevedeva un'estensione a 95 anni) l'estensione a 70 anni (contro gli attuali 50 anni) della durata dei diritti connessi dei produttori e degli artisti interpreti ed esecutori.

Il 9 settembre p.v., il COREPER (organo interno del Consiglio), affronterà la questione così da portare a conclusione la procedura di codecisione a suo tempo avviata e sancire l'ennesima, sciagurata estensione dei diritti d'autore (in questo caso, dei diritti connessi di produttori e artisti interpreti ed esecutori).

A suo tempo Open Rights Group realizzò un video (lo trovate qui sopra) per spiegare quanto fosse insensata e dannosa l'estensione proposta.

La votazione del 9 settembre sarà particolarmente importante perchè, laddove dovesse essere unamine (e senza emendamenti), comporterà che l'argomento andrà direttamente in votazione (senza ulteriori discussioni) alla seduta successiva del Consiglio (con sicura approvazione).

Saremo costretti ad assistere all'ennesima vittoria delle lobby dell'industria dell'intrattenimento a scapito della collettività?



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